Interpreti femminili “Prime Pucciniane”

Giacomo Puccini con le sue composizioni operistiche, ha dato vita a personaggi femminili diventate autentiche eroine :

Il 31 maggio 1884 al Teatro Dal Verme di Milano, ebbe luogo la prima dell’opera-ballo Le Villi, la parte di Anna fu interpretata dal soprano Rosina Caponetti, di cui riportiamo alcuni tratti della sua carriera, iniziata intorno al 1875, infatti la troviamo a Malta Teatro la Valletta nel novembre 1877  in L. Chamounix, a Catania Teatro Comunale febbraio 1882 in Jone di Petrella, nel gennaio dello stesso anno al Teatro Avvalorati di Livorno in Forza del destino, al Teatro Politeama di Roma nel settembre 1884 di nuovo in Forza del destino, al Teatro Comunale di Piacenza nell’ottobre 1885 in Rigoletto, a Milano Teatro dal Verme nel marzo del 1885 in G,Tell, a Faenza Teatro Comunale in Poliuto febbraio 1889, parte del suo repertorio comprendeva, L.Chamounix, Poliuto, G.Tell, Forza del destino, Elisir d’amore, Jone, Rigoletto, Ugonotti, ecc. ” Va poi lodata l’esecuzione sì degli artisti principali, signora Caponetti, D’Andrade e Peltz, come dei cori e dell’orchestra. Quest’ultima suonò con anima e colorito egregiamente diretta dal maestro Panizza, il quale in queste sere si rivelò un artista di grande merito. degno di lode pure l’allestimento scenico”  Eco dei Teatri. Al Teatro Dal Verme di Milano abbiamo avuto finalmente un buon spettacolo ed un successo genuino, pieno: l’opera-ballo di un atto del giovane e simpatico maestro Giacomo Puccini – Le Willis – non potea davvero sortire esito migliore. Non un pezzo passò inosservato, senza sollevare applausi o fruttare chiamate al proscenio all’autore. Il libretto delle Willis è del chiaro poeta Ferdinando Fontana, ed è un lavorino grazioso, riuscito. La musica di cui lo rivestì il bravo Puccini è scorrevole, nervosa, ne racchiude un frammento che possa produrre senso di noja nel pubblico. Nelle Willis predomina in generale l’istrumentale, e ciò talvolta a danno delle voci, dello svolgimento del canto – ma il primo è così ricco di colori, di effetti da far perdonare questi difetti al giovane maestro. Al Puccini sorride l’avvenire e noi di cuore gli gridiamo: avanti con coraggio ! Fra i pezzi maggiormente gustati citiamo nella prima parte: un coro-valzer d’introduzione, il duettino e tenore, una preghiera di grande effetto, e la successiva chiusa istrumentale. Quest’ultimo brano il pubblico lo fece replicare tre volte fra entusiastici applausi. Nella seconda parte vanno lodatissimi: l’intermezzo sinfonico descrittivo, e l’ultima parte dell’aria del basso. Il Puccini durante l’esecuzione del breve lavoro dovette presentarsi quindici volte al proscenio : fu-lo ripetiamo – un grande successo, che rivela al mondo artistico un nuovo e poderoso scrittore di musica sinfonica. Le Willis ebbero a valenti esecutori: la signora Rosina Caponetti, ed i signori Peltz e D’Andrade. Ottima l’orchestra, diretta dal bravo maestro Panizza che si mostrò artista coscienzioso, ed intelligente: e decoroso l’allestimento scenico.”  Il Teatro Illustrato giugno 1884. L’opera ebbe altre tre versioni, 26 dicembre 1884, 24 gennaio 1885, 7 novembre 1889. 

L’Edgar, la parte di Tigrana fu affidata al soprano Romilda Pantaleoni, nata a Udine il 29 agosto 1847, m. il 20 maggio 1917. Studiò canto al Conservatorio di Milano. Esordì al Teatro Carcano di Milano nel 1868 nella Margherita di Jacopo Fioroni. Ha creato la parte di Isabella in Salvator Rosa di Gomez il 21 marzo 1874 a Genova, inoltre il ruolo del titolo in Marion Delorme di Ponchielli il 17 marzo 1885, in seguito la parte di Desdemona nella prima dell’Otello verdiano, data alla Scala di Milano il 5 febbraio 1887. Da Il Teatro Illustrato del luglio 1885 “Ella s’alza nel cielo dell’arte a poco a poco: è dapprima un punto luminoso appena percettibile nel lontano orizzonte: viene man mano acquistando di grandezza e di potenza, finchè-compiuta la salita-splende col fulgore di un astro di prima grandezza…I successi sempre più splendidi riportati e in Italia e fuori, la fecero desiderare alla Scala di Milano. Presentatasi su queste scene nella Gioconda del Ponchielli come soprano della seconda compagnia, vi ottenne tale incontro da lasciar dietro di sè, e a ragguardevole distanza, quante altre artiste erano seco lei scritturate in quella stagione. L’impresario della Scala, l’egregio maestro Ferrari, ebbe allora il bel pensiero di riconfermare la signora Pantaleoni per le stesse scene e per la stagione 1884-85…Fra le artiste contemporanee, la gentile udinese è fra le poche destinate a suscitare ancora per lungo tempo gli entusiasmi del pubblico e a diffondere il gusto squisito del più puro stile delle grandi cantatrici della Penisola.”  Purtroppo si ritirò dalle scene nel 1891 a soli 44 anni, in seguito alla morte del maestro F. Faccio, con il quale ebbe una relazione sentimentale. La parte di Fidelia il soprano Amelia Cattaneo, nata a Napoli nel 1864, si diplomò al Conservatorio di S. Pietro a Maiella di Napoli, debuttò a Salerno nel 1881 come interprete di Violetta in Traviata, cantò spesso nei primi anni in teatri dell’Italia meridionale, L. Lammermoor, Rigoletto, Barbiere, L. di Chamounix, Faust (Gounod). Dal 1885 consolida la sua fama, e dove si apriranno i teatri Costanzi di Roma con Ballo in Maschera, Ernani, Regio di Parma con Aida, Gioconda, infine a Messina con Jone di E. Petrella, e Trovatore (1887). La sua fama la raggiunse soprattutto in Isotta Wagneriana del 1882 a Bologna. Da Il Teatro Illustrato dell’agosto 1889 ” Fiorente di giovinezza, dotata di un organo vocale aureo per timbro e potenza, nata a quel sentire italiano che è anima del canto, e soprattutto posseditrice di note acute vibrate e che fiammeggianti si lanciano al cielo delle eterne armonie, la signorina Aurelia Cattaneo potè in breve tempo raggiungere in arte quella rinomanza che per tanti resta, pur troppo, un puro desiderio per l’intera vita. Fu diretta da famosi maestri, F.Faccio,”L.Mugnone. Dotata di una straordinaria padronanza nel registro acuto, di una buona tecnica e di notevole sensibilità artistica, a proposito della canzone di Fidelia nel 1 atto, “…La Cattaneo l’ha detta stupendamente…” E. Gara. Fu Nefta nella prima di Asrael di A. Franchetti teatro alla Scala 26 dicembre 1891 opera replicata 21 volte, inoltre fu protagonista di Spartaco di P. Platania, teatro S. Carlo di Napoli 29 marzo 1891. Morì prematuramente a soli 29 anni. Queste due soprani sono state le prime interpreti di Edgard, ed hanno contribuito con le loro interpretazioni al buon esito di questa opera pucciniana.

 

 

 

Il  1 febbraio 1893 al Teatro Regio di Torino di Torino ebbe luogo con grande successo la prima di Manon Lescaut, protagonista il soprano torinese Cesira Ferrani, nata a Torino l’8 maggio 1863, morta a Pollone il 6 maggio 1943. Debutta al Teatro Regio di Torino nel 1887 come Micaela nella Carmen, poco dopo al Teatro Carignano con il Rigoletto. A Genova nel 1892 nel Simon Boccanegra, ed Ernani a Catania. Nel frattempo si accostò al repertorio verista, la prima volta con l’Amico Fritz a Genova il 30 gennaio 1892. Ed arriva la prima di Manon Lescaut, sfruttando felicemente la possibilità di trapiantare nel personaggio pucciniano alcune tipiche forme dello stilo dell’opèra-lyrique francese già diffuso in Italia nel decennio precedente, specie per merito della Frandin. R.Celletti. “La voce, di volume limitato, ma saldamente impostata, dolce, flessibile, diede vita a una Manon dalla dizione briosa, dal fraseggio miniato, dai chiaroscuri preziosi”. Eseguì la Manon in vari teatri, tra qui il Colon di Buenos Aires nel 1893. In seguito la prima di Boheme (1896) fece di lei in quegli anni la cantante pucciniana forse più qualificata. Donna di notevole bellezza, fu sorretta da vasta cultura, gusto artistico, che le valse il trionfo alla prima del Pelleas alla Scala sotto la direzione di Toscanini. Chiuse la carriera nel 1909 al Teatro Costanzi di Roma sempre con l’opera di Debussy”. Nel 1903 incise per la G & T Milano 11 dischi tutt’ora rari di varie arie operistiche, tra cui La Boheme e la Manon Lescaut.                                                                   

La prima dell’opera La Boheme fu data al Teatro Regio di Torino il 1 febbraio 1896, il soprano Cesira Ferrani fu l’interprete del personaggio di Mimì, la stessa artista della Manon Lescaut. L’opera ebbe un buon successo di pubblico meno di critica.

Il 14 gennaio 1900 andò in scena l’opera Tosca al Teatro Costanzi di Roma, la serata non destò particolare successo in quanto vi furono alcuni inconvenienti organizzativi, ma in seguito trionfò ovunque, l’interprete il soprano rumeno Hariclea Darclèe, nata a Bucarest nel 1860, morta ivi il 12 gennaio 1939. Iniziò a studiare in patria, dopodichè andò a perfezionarsi a Parigi. Esordì nel dicembre 1888 in Faust. Fu scritturata al Teatro di Pietroburgo, in seguito fece ritorno in Francia nel 1890, esibendosi a Nizza nella Vita per lo Zar di Glinka. Nel 1891 esordisce alla Scala nel Cid di Massenet, proseguendo la sua attività artistica in numerosi teatri italiani. La sua carriera la porta tra il 1893 e il 1896, nei teatri di Madrid, Barcellona, Lisbona, Mosca, Bucarest, Buenos Aires, New York, e Montecarlo. “La Darclèe nel 1892 fu scritturata dal Monaldi col Battistini e il De Negri quando si fece il tentativo di far rivivere il rifacimento librettistico di Boito il << Simon Boccanegra >> e per 2000 lire per sera ciascuno i tre artisti cantarono. Verdi diceva << oh ! se a Tamagno e a Maurel potessi mettere accanto una Desdemona ideale! Questa fu trovata finalmente nel 1892 nella Darclèe, salutata alla sua apparizione come una nuova stella raggiante. Come tutte le cantanti straniere si era sottoposta ad una lunga e precisa scuola.” Le Cantanti Italiane dell’ottocento”. La Darcleè fu un soprano drammatico di agilità Ugonotti, Ballo in maschera, Trovatore, Ernani, Aida, Traviata, Lucrezia Borgia, ma con l’avvicinarsi del fine 800, la sua voce si accostò al repertorio lirico, Mefistofele, Lohengrin, Manon di Massenet e di Puccini, Amico Fritz, Boheme. Con l’arrivo del verismo Cavalleria, Rantzau di Mascagni, Iris, e Tosca che la vide protagonista della prima esecuzione, ossia dell’opera in cui Puccini passava dal lirismo di Manon e Mimì a una vocalità concitata e accesa. Tosca fu ripresa al Teatro Regio di Torino e alla Scala, già nel 1900, poi a Lisbona, Madrid, Buenos Aires nel 1901 e in numerosi altri teatri. Fu la protagonista della prima di Wally la Scala 1892, “il suo successo fu grandissimo, e ciò non si deve soltanto alla bellezza della persona e allo splendore d’una voce che molti consideravano la più completa del tempo, ma anche all’impostazione del personaggio su un tono prettamente lirico: il suono cristallino e insieme ricco di inflessioni languide e sfumate aderiva alla natura di quella musica ben più delle clamorose effusioni dei soprani veristi.”  R. Celletti . Si ritirò dalle scene nel 1918.

La prima dell’opera Madama Butterfly ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano il 17 febbraio 1904 interprete il soprano Rosina Storchio, fu una serata tragica, un fiasco completo. “Da Musica e Musicisti marzo 1904″ Grugniti, boati, muggiti, risa, barrirti, sghignazzate, i soliti gridi solitari di bis apposta per eccitare ancora più gli spettatori, ecco, sinteticamente, quale è l’accoglienza che il pubblico della Scala fa al nuovo lavoro del maestro Giacomo Puccini…Madama Butterfly ha un esecuzione ammirevole dall’orchestra la quale, sotto la direzione del maestro Campanini, suona in modo superiore a qualsiasi elogio. Deliziosa, impareggiabile la signorina Rosina Storchio: meglio anzi diremo che è addirittura insuperabile nell’interpretare la difficilissima parte della protagonista” Rosina Storchio nata a Venezia il 19 maggio 1876 morta a Milano il 24 luglio 1945. Studiò al Conservatorio di Milano, esordì al Teatro dal Verme nell’ottobre 1892 come Micaela nella Carmen. Dopo numerose recite in vari teatri italiani nella parte di Nedda dei Pagliacci, debutta alla Scala nel 1895 nel Werther (Sofia), successivamente negli anni 1895-1896 cantò la Manon di Massenet al Teatro Nazionale di Roma. L’anno successivo prese parte alla prima di Boheme di Leoncavallo alla Fenice di Venezia. Esordisce a Mosca in Profeta (Berta) e in Falstaff (Ninetta), in seguito altri teatri la vedono protagonista, nella Mignon, Manon e Boheme pucciniana, fra cui il Carlo Felice di Genova, il Liceu di Barcellona, il Lirico di Milano. La Scala è stato il teatro dove ha ottenuto grandiosi successi, dal suo debutto 1892 all’ultima recita 1918 del Don Pasquale diretto da T. Serafin. La Storchio ha creato numerosi ruoli di importanti opere liriche: Mimì ne La Boheme di Leoncavallo (6 maggio 1897 Venezia), il ruolo del titolo in Zazà di Leoncavallo (10 novembre 1900 Milano), Stephana  in Siberia di Giordano (19 dicembre 1903 Milano), il ruolo del titolo in Madama Butterfly di Puccini (17 febbraio 1904 Milano), Il ruolo del titolo in Lodoletta di Mascagni (30 aprile 1917 Roma). “Fu probabilmente la cantante che, in Italia meglio espresse la vena intimistica di Puccini. Dotata d’una voce di volume modesto, di colorito molto chiaro e di stampo lirico-leggero, l’eleganza della sua Manon pucciniana, della sua Mimì, della sua Cio-Cio-San erano investite da una schietta foga, da un fraseggio palpitante, da un’azione scenica fervida e vigorosa”. R.Celletti

 

 

 

Dopo la disastrosa prima di Madama Butterfly, nel maggio del 1904 al Teatro Grande di Brescia, finalmente la creazione di Puccini ebbe un successo clamoroso, tale che si mantenne “Da Musica e Musicisti maggio 1904, sempre uguale durante le 11 rappresentazioni, la quale così aperse e chiuse trionfalmente la straordinaria stagione. Senza dire del maestro Campanini, superiore ad ogni elogio, ora accenniamo in particolare agli esecutori che furono tutti ottimi interpreti del non facile spartito, concorrendo così col loro talento di cantanti e di attori al successo dell’opera. La parte della protagonista venne affidata alla signora Salomea Krusceniski, la quale conquistò ed entusiasmò il pubblico colla bellezza della voce e l’espressione della parola, ottenendo effetti immediati e folgoranti. Salomea Krusceniscki, soprano polacco naturalizzato italiano, nata a Ternopol nel 1972, morta nel 1953. Di nobile famiglia rutena, studiò al Conservatorio di Leopoli, dove iniziò la carriera teatrale nel 1892, in seguito si esibì a Cracovia e Odessa per alcune stagioni. Il debutto in Italia avvenne a Cremona al Teatro Ponchielli nel 1896 nel Marion Delorme di Ponchielli, Manon di Puccini, Ugonotti, nel 1898 fu scritturata all’Opera di Varsavia con Aida, opera molto eseguita durante la sua carriera. Nel 1902 è a Parigi per Lohengrin, come sopra descritto, nel 1904 al Teatro Grande di Brescia arriva lo storico trionfo della Madama Butterfly. Soprano molto duttile, in quanto spaziava da Wagner, Strauss, Verdi, Puccini, Meyerbeer, Catalani. “Il richiamo dell’ Oriente, in lei particolarmente vivo in quanto slava, la portò ad eccellere nel tratteggio di figure pregne di esotismo: in primo luogo Aida, per la quale si era ispirata alle pose ieratiche delle raffigurazioni egizie e assire, Selika dell’Africana, Butterfly”. R. Celletti.  “Salomea Krusceniski natura squisitamente intellettuale, essa amava il teatro come mezzo, anzichè come fine. Lieta dell’applauso, essa vi rinunziava senza grave rammarico, quando la sua interpretazione non scendeva e non si assimilava al gusto del pubblico. Convinta profondamente dell’arte sua, non transigeva mai con se medesima e non concedeva all’effetto teatrale nulla che non provenisse dalla convinzione del suo pensiero e dalla sincerità del suo temperamento.” Cantanti celebri . G. Monaldi. Uno scritto in mio possesso così descrive l’arte: “La più grande arte è il saper vivere! Salomea Kruceniski Riccioni -Viareggio, giugno 1927. Incise un buon numero di dischi acustici, i primi, della casa G&T – Varsavia 1903, in seguito con la Fonotipia dal 1906 al 1915, e la Columbia nel 1927.  

La Fanciulla del West andò in scena al Teatro Metropolitan di New York il 10 Dicembre 1910, il difficile ruolo della protagonista fu affidato al soprano Ceco Emmy Destinn nata a Praga il 26 febbraio 1878,  m. a Ceskè Budejovice il 28 gennaio 1930. “Voce di volume imponente, dalle penetranti e calde vibrazioni, con vividi riflessi argentei nel settore acuto e suggestivi scuramenti nel registro medio e basso…” R. Celletti. Da Il Teatro Illustrato del dicembre 1910, “il nostro caro e caldo saluto a Giacomo Puccini, “il successo della sua “Fanciulla” al Metropolitan di New York segna per la nostra storia musicale una nuova pagina gloriosa e noi sentiamo, in quest’ora di gioia per l’illustre lucchese, di prender viva parte a questo nuovo trionfo, a questa nuova vittoria che oggi addita all’ammirazione di tutto il mondo la nostra bella Italia. Noi avevamo nel nostro cuore più che una speranza viva e intensa, la certezza della nuova conquista, eppure, quando ci sono giunte le prime fondate notizie attraverso i telegrammi inviati, si può dire ogni ora, alla stampa quotidiana, non abbiamo potuto frenare la nostra commozione ed un grido è partito dalle labbra di tutti: viva Puccini ! La Fanciulla del West è stata accolta come si doveva: non occupiamoci di sapere se il pubblico americano ha espresso più entusiasticamente di quello che sentiva la sua simpatia a Giacomo Puccini pel fatto che egli si è dato il piacere di giudicare, per la prima volta, un lavoro musicale dacchè New York ha un teatro; non pensiamo di contare sulle dita le infinite chiamate che l’Autore ha avuto complessivamente durante la serata, da solo ed insieme agli interpreti insuperabili; l’analisi psicologica del pubblico è cosa che non ci riguarda. Diciamo solo che il successo è stato grande, magnifico, qual noi stessi – ormai troppo indifferenti dinanzi alle più belle manifestazioni della vita artistica italiana – non avremmo saputo decretare alla nuova opera che rende oggi ancora più preziosa la collana della nostra produzione teatrale. E prepariamoci pure ad accogliere quest’ultima fortunata creatura del genio musicale di Giacomo Puccini con tutti gli onori che le sono dovuti, cospargendo di rose e di lauri la lunga via della quale ella lascierà, sorridendo, la sua orma profonda”. Ci piace ricordare gli altri interpreti della serata trionfale, oltre la Destinn, E. Caruso, P. Amato, e il direttore A.Toscanini. “A tal proposito Puccini scrive a Clausetti il 1 gennaio 1911, Tutta l’opera per me risulta benissimo, forte, gagliarda e dolce. Il primo atto è un pò lungo ma interessante, forse è pericoloso per una première nervosa, non c’è mezzo di interromperlo con un applauso e dura un’ora e 5. Il secondo e terzo filano come autos a 80 all’ora. Esecuzione musicale magnifica e di mise en scène sorprendente. Caruso grande, Destinn benissimo, Amato ottimo; Toscanini immenso e buono, un vero angelo.” Una critica italiana all’opera <<Corriere della sera>> scrive ad esempio << Mai come in quest’opera il Puccini mostrò un più sicuro dominio della sua arte >>

        

 

 

 

Il 27 marzo 1917 fu rappresentata al Teatro di Montecarlo,  per la prima volta, l’opera La Rondine, interprete principale il soprano Gilda Dalla Rizza, nata a Verona il 13 ottobre 1892 m. il 4 luglio 1975 a Milano. Studiò con V. Ricci e V. Refice, il suo debutto avviene nel 1912 a Bologna nel Werther. L’anno dopo al Costanzi di Roma interpreta La leggenda delle sette torri di Gasco “prima esecuzione”. Nel 1914 la troviamo a Novara in Forza del destino, l’Isabeau a Bergamo, e La Fanciulla del West a Firenze, la sua interpretazione colpì l’attenzione di Puccini, per la quale decise di affidarle la parte di Magda nella prima de la Rondine. Ottenne grandi successi nel 1915 al Colon di Buenos Aires in Manon Lescaut e Iris, nel 1920 al Teatro Covent Garden di Londra in Tosca e Butterfly, al Costanzi di Roma in Chenier, Francesca da Rimini. Nel 1923 al Teatro alla Scala ottienne una clamorosa affermazione in Traviata diretta da Toscanini. “Bella donna, attrice disinvolta e versatile che con una dizione solo un poco più incisiva avrebbe potuto essere perfetta, impegnava tutta se stessa in ogni nuova prova. In questo senso era per i compositori del suo tempo una collaboratrice ideale. Di ciò dopo Puccini, si rese conto Vittadini del quale interpretò per prima l’Anima allegra (Roma 1921); e poi Zandonai (Giulietta e Romeo id.) e Mascagni (Piccolo Marat id.). Nel suo repertorio (58 spartiti) figuravano”. E. Gara. Gli altri interpreti de la Rondine furono, T. Schipa, F. Dominici, direttore G. Marinuzzi che fece emergere i pregi strumentali della partitura tanto prediletta da Puccini. L’opera ebbe successo con diverse chiamate nei tre atti. “Puccini mi diceva : – La mia Rondine è bella e non meno degna di successo di tutte le altre mie opere ! – Ed era convinto che << La Rondine >> un giorno, avrebbe preso il suo volo”. Luigi Ricci. Puccini era molto riconoscente e nutriva una grande ammirazione per la protagonista, tanto che in uno scritto chiude “Oh, come ho sete della sua voce! Addio cara Gildina, affettuosi saluti da Giacomo Puccini. “Una cantante che ha saputo affermarsi nel cosiddetto mercato lirico, che è poi l’esponente della carriera artistica , è Gila dalla Rizza. Questa affermazione essa se l’è procurata specializzandosi nella Traviata opera che, oltre a convenirle per qualità vocali e di temperamento, le appartiene meglio che altre, per i suoi pregi fisici. Di statura media, di forme snelle e ben proporzionate, dominata da un volto espressivo, la Dalla Rizza può con notevole disinvoltura e naturalezza incarnare la figura di Violetta assumendone le tradizionali sembianze e rendendone il relativo fascino. Tutta presa dall’arte sua, questa primadonna passa di continuo dai teatri d’Italia e d’America salutata sempre dalle festose accoglienze del pubblico e della critica” Cantanti celebri. G. Monaldi. Durante la sua attività artistica incise molte arie operistiche, acustiche con la Columbia dal 1913 al 1916, la Fonotipia dal 1922 al 1925, con la stessa incisioni elettriche dal 1926 al 1928.

 

 

 

 

Il Trittico tre opere in un atto, fu rappresentato il 14 dicembre del 1918 al Teatro Metropolitan di New York, con un successo positivo. Il Tabarro ebbe come interprete di Giorgetta il soprano Claudia Muzio, in Suor Angelica il soprano Geraldine Farrar, nel Gianni Schicchi il protagonista il baritono Giuseppe De Luca, nella parte di Lauretta il soprano Florence Easton. “Il Tabarro è perciò  il penultimo lavoro di Giacomo Puccini. E nella diversità dei tre atti unici che lo compongono – Il Tabarro, Suor Angelica, Gianni Schicchi – legati tra loro dal filo conduttore di un’unica personalità e certamente anche dal premeditato contrasto << teatrale >> fra la truculenza del primo, la soavità del secondo, e la comicità del terzo, in questa diversità, dunque, si compie già una sorta di panorama finale della vena pucciniana. L. Pestalozza. “Trittico, anno 1918 – non sarebbero un mistero i ripensamenti occorsi per approdare alla intitolazione, la più consona e corrispondente alla coesistenza di tre vicende volutamente opposte nell’ambito di uno spettacolo solo. Nella loro differenziazione si è infatti verificato, come ciascuna, facendo centro a sè, abbia acquisito e favorevolmente una propria vitalità indipendente dalla effimera parentela”. S. Orlando. Il Tabarro nella parte di Giorgetta alla prima del Metropolitan fu affidata al soprano Claudia Muzio, di cui la storia è descritta nel mio blog in altra pagina. “Suor Angelica, dove Puccini avrebbe potuto espandere una vena mistica efficacemente in contrasto con gli altri due soggetti e gli altri due climi. Tre aspetti della morte, infatti, sono trattati nel Trittico, e forse possiamo vedervi un modo di reagire del compositore alla tragedia dell’Europa ancora in guerra: il brutale omicidio (Il Tabarro), il suicidio (Suor Angelica) e l’impersonificazione dell’uomo che si annulla” (Gianni Schicchi)” L. Scott. “Nello Schicchi infatti, l’incidenza di un humour acre e pungente non è mai episodica ma profusa in tutto il tessuto linfatico dello spartito; non sollecitata epidermicamente dal testo letterario, ma, di questo, dilatazione, chiosa, iperbole incessante, animata da un’inventiva straripante che rasenta la dissipazione. Dall’ipocrita <<dolore>> dei parenti-eredi avidi fino all’impudicizia, al susseguirsi dei <<caratteri>> collaterali – dal medico al notaio – fino all’irrompere rapido e teatralissimo del protagonista con la sua macabra messa in scena, tutto si svolge nell’ordine di una concatenazione musicale perfetta che non conosce stagnazioni, non rivela momenti caduchi di sutura, ma progredisce in uno stato di grazia creativo ininterrotto. I riferimenti alla vena popolaresca toscana sono cellule generatrici di creazione autonoma”. F. Soprano. Il protagonista della prima fu un gigante della corda baritonale, Giuseppe De Luca, nato a Roma il 25 dicembre del 1976, morto a New York il 26 agosto 1950. Studiò al Liceo Musicale di S.Cecilia, importanti furono i consigli dati da un altro grande baritono di fine 800 A.Cotogni. E’ noto per aver creato Sharpless in Madama Butterfly, (Teatro alla Scala 1904), Gianni Schicchi (Metropolitan di New York 1918), in ultimo il personaggio di Michonnet in Adriana Lecouvreur (Teatro Lirico di Milano 1902), Goyescas di Granados (1916). Debuttò a Piacenza nel Faust nel 1897, i teatri importanti italiani si accorsero di questo straordinario talento vocale, per cui arrivarono altri importanti teatri, C.Felice di Genova con Boheme di Leoncavallo, Cid di Massenet, Pescatori di perle, in seguito il Comunale di Trieste con aPuritani e Traviata. Nel primo impegno artistico all’estero fu al S. Carlo di Lisbona nel 1900 in Silvio nei Pagliacci, poi Manon Lescaut, Werther, Fedora. I grandi successi che stava ottenendo, lo portarono al Teatro S. Carlo di Napoli con Germania, Tosca, Favorita. Dal 1903 al 1905 alla Scala di Milano interpretò, Oro del Reno,Siberia, M. Butterfly, Don Pasquale, Nozze di Figaro, Barbiere di Siviglia, Tannhauser. La sua fama arrivò velocemente in America dove al Teatro Metropolitan di New York fu in cartellone per 24 anni !!! Ebbe un repertorio tra i più numerosi dell’arte lirica, 88 opere !!! Chiuse la sua straordinaria carriera artistica con un concerto il 7 novembre 1947 alla Town Hall, in occasione dei suoi 50 anni di carriera !!!  Arturo Toscanini disse di lui, “assolutamente il miglior baritono che abbia mai conosciuto”. “Nella dorata << belle èpoque >> baritonale del principio del secolo, D, ha un posto a parte per l’equilibrio, l’ordine superiore, in una parola per la classicità del suo canto, che tra l’altro conservava al testo una fedeltà anche letterale. Per l’accordo tra nota e sillaba, fu veramente il << parlatore >> più affabile e convincente del suo tempo. Il rilievo del suo discorso musicale, l’armonia del suo periodare, la delicata colorazione dell’immagine, i contrappunti oratori : tutto ciò, messo al servizio del personaggio, dava luogo a potenti illuminazioni psicologiche!. R. Celletti. Numerose sono le incisioni che ha lasciato, da quelle acustiche 1903-1904 per la G & T, dal 1905 al 1908 per la Fonotipia, dal 1917 al 1918 e dal 1922 al 1925 per la Victor – Camden, con la solita ma incisioni elettriche dal 1927 al 1932. Nella prima del Gianni Schicchi, la parte di Lauretta fu interpretata dal soprano Florence Easton nata il 24 ottobre 1882 in Inghilterra a Middles-brough-on-Tees , m. il 13 agosto 1955 a New York. Studiò alla Royal College Musica di Londra  Il suo debutto avvenne nel 1903 nell’opera Tannhauser, altra opera da lei interpretata più volte (oltre 300) fu Madama Butterfly. Le successive interpretazioni della Easton furono Faust e Aida, fu primadonna dell’Elettra di Strauss eseguita in lingua inglese alla Royal Opera House. Cantò con E. Caruso nel 1913 con la compagnia dell’Opera di Amburgo. Il suo debutto al Teatro Metropolitan avvenne nel 1917 nel ruolo di Santuzza in Cavalleria Rusticana, la Easton rimase nella compagnia del Metropolitan per dodici anni, interpretando quarantuno parti differenti in 295 rappresentazioni. Nel 1918 fu chiamata per interpretare la parte di Lauretta nel Gianni Schicchi, il pubblico del Met le tributò un grande successo, al punto da bissare il brano “O mio babbino caro”, un particolare importante, il Metropolitan è un teatro contrario ai bis. Nel suo repertorio oltre a Madama Butterfly, La Gioconda, La Juive, A. Chenier, Turandot, Der Rosenkavalier, Sigfrido, Tosca, Carmen, Walkiria, Così fan tutte, La cena delle beffe, Fanciulla del West, Trovatore, Lohengrin, Tannhauser, Manon Lescaut, Elettra, Rigoletto, Traviata. Aveva una grande facilità di apprendere i ruoli in tempi incredibilmente brevi, nel 1907 memorizzò la parte di Aida in meno di 2 giorni, al Metropolitan di interpretare cinque ruoli diversi in 14 giorni. La Easton aveva una voce con un registro molto ampio, lo dimostrano la diversità delle sue interpretazioni, che spaziavano da soprano di coloritura a personaggi wagneriani, molte apprezzate le sue doti recitative, così anche la sua dizione in inglese, francese, tedesco, italiano. Incise per la Brunswick e la Vocalion.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ultima creazione operistica del Grande Maestro fu l’incompiuta Turandot, la prima fu eseguita al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926 sotto la direzione del maestro Arturo Toscanini, interpreti, Turandot il soprano Rosa Raisa, Calaf il tenore Miguel Fleta, Liù, Maria Zamboni. Mi preme scrivere un passaggio particolarmente forte, il direttore Arturo Toscanini, arrestò la rappresentazione a metà del terzo atto, due battute dopo il verso <<Dormi. oblia, Liù, poesia!>> (alla morte di Liù), ovvero dopo l’ultima pagina completata dall’autore, e, secondo alcune testimonianze, si rivolse al pubblico con queste parole: Qui termina la rappresentazione, perchè a questo punto il Maestro è morto. L’interprete di Turandot fu il soprano Rosa Raisa nata il 30 maggio 1893 a Bialystok, m. il 28 settembre 1963 a Los Angeles. “La Raisa è stato uno dei pochissimi soprani del 900 che abbia potuto affrontare il repertorio << Falcon >> e quello drammatico verdiano con la facilità e l’opulenza di mezzi delle cantanti della metà dell’ottocento. Voce quasi fenomenale – almeno nei primi tre lustri di carriera – per limpidezza, estensione, omogeneità, calore di vibrazioni, smaltatura, poteva alternare impeti passionali e squilli adamantini a inflessioni soavissime ed autentici virtuosismi” R. Celletti. Ha cantato nei maggiori teatri del mondo, iniziando dall’Augusteo di Roma, al Regio di Parma nella riesumazione dell’Oberto di Verdi nel 1914, a Parigi, Londra, Buenos Aires, Milano, Roma, Filadelfia, Chicago, Rio de Janeiro. Partecipò alla prima del Nerone di A. Boito al teatro alla Scala di Milano il 1 maggio 1924, con la direzione di A. Toscanini, il quale la volle dirigere anche nella prima di Turandot. “Rosa Raisa è veramente la cantante moderna che potrebbe farci sentire con pari valore la grande aria della Vestale, la cavatina della Norma, quella anche della Seniramide, nonchè l’aria del suicidio nella Gioconda e la romanza di Santuzza nella Cavalleria e ciò in virtù della sua arte e della sua voce bellissima…Occorre quindi un metodo solido e sicuro che offra la resistenza necessaria alla odierna fatica. Rosa Raisa possiede veramente questa complessa resistenza vocale, e ciò vale ad assicurarle la continuità della sua fortunata carriera” Cantanti celebri G. Monaldi. Ebbe in repertorio molte opere, tra le quali Aida, Africana, Ebrea, Ballo in maschera, Turandot, Norma, Don Giovanni (Anna), Trovatore, Gioconda, Falstaff, Chenier, Tosca, Mefistofele, Nerone, (riesumazione di Ugonotti) all’Arena di Verona nel  1933, con un successo storico a fianco del tenore Giacomo Lauri Volpi. Sposò il famoso baritono Giacomo Rimini. Si ritirò dalle scene nel 1937. Incise numerosi dischi 78 giri acustici Vocalion 1920-24, Pathe 1924, elettrici Brunswick dal 1928 al 1930— La parte di Liù fu interpretata dal soprano Maria Zamboni, nata a Ponti sul Mincio il 25 giugno 1891, m. a Peschiera del Garda il 24 marzo 1976. Questa celeberrima artista, ha studiato al R. Conservatorio di Parma ed ha debuttato nel 1921 al Municipale di Piacenza nell’opera Faust. Il suo debutto fu un trionfo, ed in quattro anni trionfi e soddisfazioni a Maria Zamboni non sono mai mancati, anzi è stato un continuo succedersi di entusiasmi dei pubblici. Tutti i più grandi teatri d’Italia se la contengono; Scala di Milano, Costanzi di Roma, Regio di Torino, S. Carlo di Napoli, ecc. All’estero, nell’America del sud quelle folle hanno potuto entusiasmarsi della voce e dell’arte di Maria Zamboni. Straordinari sono i trionfi ottenuti alla Scala, con Boheme, Manon Lescaut, Maestri Cantori, Turandot (Liù), ecc. Fra le opere che ha interpretato sono da annoverarsi, Boheme, Mefistofele, Faust, Otello, Maestri Cantori, Lohengrin, Compagnacci, Walkiria, Manon Lescaut, Manon di Massenet, Piccolo Marat, Orfeo ed Euridice, Turandot (Liù) ecc. Ha partecipato alla prima rappresentazione mondiale de Lo Straniero di I. Pizzetti. Dopo una interpretazione di Mimì nella Boheme alla Scala di Milano, i critici dei giornali milanesi così si esprimevano, Corriere della sera: << Maria Zamboni riescì molto bene quale Mimì. Accade di rado di trovare un organo vocale femminile sì docile, flessibile, e capace di arrotondare la voce conservandole la bellezza del timbro e la sicurezza dell’intonazione. Quest’organo è posseduto dalla Zamboni che se ne vale egregiamente, con intelligenza >> 

 

 

 

 

 

 

il direttore A. Toscanini, arrestò la rappresentazione a metà del terzo atto, due battute dopo il verso << Dormi, oblia, Liù, poesia! >> /alla morte di Liù), ovvero dopo l’ultima pagina completata dall’autore, e secondo alcune testimonianze, si rivolse al pubblico con queste parole: qui termina la rappresentazione, perchè a questo punto il Maestro è morto.

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