CLAUDIA MUZIO la “ DIVA “

CLAUDIA MUZIO Soprano “LA DIVA”

Foto da (Collezione Privata)

Claudia Muzio nata a Pavia il 7 febb. 1889, m. a Roma 24 mag. 1936. E’ figlia d’arte, come si dice in gergo teatrale, figlia di un ricercatissimo direttore di scena. Cominciò sin da bambina a respirare l’aria del palcoscenico, e penetrò in lei il sentimento e l’amore per l’arte; questo sviluppo artistico, diremo così, precoce, le valse l’ammirazione e i pronostici di un luminoso avvenire artistico quando sI presentò in un concerto all’età di 6 anni.

Claudia Muzio è ancor giovanissima ed è il più bell’esempio di fascino e di seduzione che esercita la divina arte del canto su un’anima ancora infantile la quale repentinamente vede schiudersi davanti orizzonti nuovi, e si sente attratta verso una nuova vita. Questa giovane artista di bellezza così rara e affascinante con due occhioni superbi che quando vi fissano pare vi vogliano leggere fino in fondo a l’anima, è nata a Pavia, ma la sua educazione venne compiuta a Londra. Studiò canto a Torino con la rinomata artista signora Cosaloni e musica col maestro Boninsegna. Venne poi a Milano e continuò a perfezionarsi sotto la guida di quella eccellente maestra di canto che è la signora Elettra Colery-Piviani. Claudia Muzio è entrata trionfalmente nel campo dell’arte lirica, e il suo debutto, con quel capolavoro che è la Manon di Massenet è avvenuto circa un anno e mezzo fa ad Arezzo.

Da allora è stata una gara continua di impresari per scritturarla ed una serie ininterrotta di trionfi autentici. Dopo Arezzo questa eletta cantante è passata a Messina dove ha interpretato la Traviata rendendo l’infelice personaggio di << Violetta >> molto diverso di come siamo abituati a udirlo, e la << Gilda >> nel Rigoletto in modo veramente mirabile. Ma ben altre vittorie l’attendevano; passata nello scorso carnevale a Catanzaro, si produsse con successo incontrastato nella Manon di Puccini, nella Traviata e nella Tosca. Come si vede opere di responsabilità, nelle quali l’eletta artista passava di trionfo in trionfo. Dopo il successo di Catanzaro la vediamo ancora acclamata nella Manon e nella Traviata a Cerignola. Intanto quel solerte ed intelligente impresario che è Oreste Poli preparava la stagione di primavera che quest’anno, sia per la scelta delle opere che per la valentia degli artisti, aveva un importanza speciale. Sentendo parlare così benevolmente di questa giovane artista la volle udire e volle che cantasse la parte di Musetta, parte cui molti danno un’importanza relativa perchè non conoscono ne la tessitura nè quanto è difficile il personaggio da incarnare. E la Muzio accettò sicura e fiduciosa in se stessa di trionfare anche in una parte  che non apparteneva al suo repertorio.

Foto da (Collezione Privata)

Ed il successo le arrise tanto che il Poli la scritturò per il prossimo carnevale in cui l’egregia artista avrà più agio di farsi ammirare e applaudire poichè canterà Faust, Pagliacci e Promessi Sposi, e per conchiudere diciamo ancora che è stata prescelta dall’impresa del Massimo di Palermo e dal giovane musicista prof. Giuseppe Umbe per interpretare  la nuova opera La Baronessa di Carini. I nostri lettori facilmente si convinceranno che Claudia Muzio, dati gli inizi brillantissimi, ha dinanzi a sè assai facile l’ascesa alle più alte vette dell’arte. Non possono essere numerati i teatri dove Claudia Muzio ha fatto rifulgere la sua arte. Tutti i migliori teatri d’Italia e dell’estero se la sono contesa e se la contendono. Nel suo repertorio vi sono completamente tutte le opere adatte al soprano lirico. Claudia Muzio desideratissima ed applauditissima è stata per ben due anni a Chicago, poi a New York, Buenos Aires, S.Francisco, e Los Angeles, inoltre impegnata in una lunga serie di concerti nelle principali città del Nord America.

Un articolo del 20 marzo 1915 sulla Rivista dei Teatri, in riferimento alla Manon Lescaut al Politeama Fiorentino, così commenta il critico Dottor Cirosca: la signora Muzio, oltre ad essere “una bellissima “figura” ha una voce deliziosa, limpida, che fa andare in visibilio il pubblico e che procura a lei applausi a iosa. La Muzio ha dovuto bissare l’aria delle trine morbide. Siamo lieti di riportare i giudizi della stampa milanese su Claudia Muzio, la squisita interprete di Margherita nel Faust e ultimamente di Nedda nei Pagliacci al nostro Dal Verme: Claudia Muzio ritorna alle nostre scene, dopo aver riportato al Teatro V. Emanuele di Torino due veri trionfi nel Rigoletto e nel Trovatore. Corriere della Sera. — Il successo più caloroso fu per la signora Muzio, una Margherita dalla voce bella, estesa e ben educata, dalla figura plastica ed elegante dal giuoco drammatico vario ed espressivo.

Ella ebbe applausi alla frase di sortita nel primo atto, e non cessò poi, durante l’intero spettacolo, d’esser festeggiata dal pubblico. Essa ha già conquistate le simpatie generali, ed è destinata certamente ad essere una delle colonne della stagione. Il Secolo. — La signorina Muzio si è rivelata una cantatrice munita di buona educazione artistica, che può disporre di mezzi vocali assai pregevoli anche se non eccessivamente sviluppati. La figura graziosa del principale personaggio gounodiano, di Margherita, è stata resa da lei, con molto garbo e nell’Aria dei gioielli il suo successo fu pienamente giustificato. La Sera. — Sul palcoscenico, la signorina Muzio dalla elegante e slanciata figura, dai portamenti distinti, si è dimostrata per voce, per il modo di usarne, per espressività, per prestigio scenico, degna degli applausi che la hanno accompagnata durante tutta la rappresentazione. Le parole che possono essere usate per esaltare la bellezza dell’arte e quella fisica di questa splendida artista non sono facilmente trovabili. I giornali parlano di lei: << Claudia Muzio appare sulla scena, sontuosa, bella come una Dea, sfolgorante nella eleganza suprema e nelle sue stupende capacità di interprete. Il saluto che fece il magnifico pubblico vivamente commosso, ma subito Ella si riprese e cantò come lei sa cantare, con quella voce che ogni giorno di più acquista un potere di suono ed in forza di sentimentalità. Quella nobile sentimentalità che rifugge da ogni effetto volgare e che ad ogni frase da una linea che si potrebbe dire classica >> Il Corriere di Milano: << La Traviata sfolgorante della valentìa, della passione dell’eleganza suprema di Claudia Muzio. La figura ? Un quadro anzi quattro quadri stupendi. L’esecuzione della musica e del dramma ? Quanto di più bello, di più vero si può desiderare. Un effetto grande pure di commozione nei dolci canti del secondo atto, nel trasporto amoroso e nelle scene dell’ultimo atto culminanti colla morte. E l’aria della cabaletta dell’atto primo ? Uno scoglio che la sua bravura cangia in trionfo…..il Brasile sta ora tributandole onori come una regina della scena, come ad artista di cui rimarrà  lunga memoria se le circostanze non dovessero più condurla su quelle scene >> Claudia Muzio è stata una regina veramente dell’arte lirica che ha saputo tenere alto l’onore della grande arte Italiana.

Foto da (Collezione Privata)

In ultimo va ricordata tra le sue interpretazioni fondamentali, la prima di Cecilia di L. Refice (1934). Claudia Muzio e Enrico Caruso formarono la coppia ideale; perciò nei cinque ultimi anni in cui Caruso cantò al Metropolitan ella fu virtualmente la sua primadonna partendo con il suo debutto in Tosca. Considerata nel suo genere, come il soprano italiano di maggior spicco apparso dopo la Storchio, la Muzio raggiunse intorno al 1925 una fama ratificata dall’assenso incondizionato della critica e del pubblico di tutto il mondo. La sua voce di soprano lirico-drammatico, sia sul palcoscenico come nelle riproduzioni fonografiche, suggeriva e descriveva passione, intensità, sincerità e pathos, proiettando scrupolosamente la sua vera immagine di donna, che sulla scena interpretò tutta la gamma delle infelici eroine. Incise oltre 100 brani, con HMV acustici, Edison H&D acustici, Pathe, Columbia elettrici, Pathe Actuelle (a punta d’acciaio). Ascolterete alcune sue incisioni:

la prima: da Loreley “Dove son” incisa nel 1914

  secondo brano: da Bianca e Fernando “Sorgi o padre” incisa nel 1914. Questa esecuzione ritengo sia un trattato di canto, la dolcezza che Bellini impone, il fraseggiare, e il legato magistralmente eseguito.

terzo brano: Wally “Ebbene ne andrò lontana” incisa nel 1914

quarto brano: Aida “O Patria mia” incisa nel 1927

quinto brano: Cavalleria Rusticana “Voi lo sapete” incisa nel 1935

sesto brano: La Boheme “Donde lieta uscì” incisa nel 1935

settimo brano: La Traviata “Addio del passato” incisa nel 1935

Con questi sette brani si chiude un piccolo ascolto di questo grandioso soprano, tenendo presente l’inizio delle sue registrazioni risalente al 1914, per poi ascoltare altri due brani del 1927, per chiudere le ultime tre, incise nel 1935 con un particolare, nell’ultima romanza “Addio del passato” l’artista nonostante il suo stato di salute, riesce a comunicare una emozione incredibile di pura poesia interpretativa.

Foto da (Collezione Privata)

 

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