Baritono CARLO GALEFFI Ovvero sua MAESTA’

 

Collezione Privata Chiucini

Di Carlo Galeffi è stato scritto molto, E .Gara, R .Celletti, A. Marchetti, per cui mi limiterò a riportare notizie di recite, foto e registrazioni con i miei commenti da melomane incallito. Nasce a Malamocco il 4 giugno 1884 muore a Roma il 22 settembre 1961. Debutta a Roma il 18 ottobre 1903 al teatro Quirino “appena ventenne” in Lucia di Lammermoor, otto mesi più tardi sempre nel solito teatro in Rigoletto personaggio che sarà il suo marchio indelebile. Il baritono Galeffi è stato ammiratissimo sia per la sua bella voce, che egli sa sapientemente adattare a tutte le esigenze dell’espressione, sia per la sua correttezza scenica. Specialmente nella scena della morte, egli riscosse applausi calorosi. “Da il Teatro Illustrato 1912 ” Galeffi aveva solo 28 anni, in quel periodo erano ancora in attività Ancona, Giraldoni, Battistini, Sammarco, Scotti, altri erano al massimo della loro straordinaria vita artistica, Ruffo, Viglione Borghese, Bellantoni, Stracciari, Danise, Amato, De Luca. Un << divo >> : cioè un vero, un grande artista. Artista nel senso più lato della parola. L’arte del canto ha nel Galeffi uno dei più ferventi, dei più autorevoli cultori. Il grande baritono ha un organo vocale assolutamente di eccezione. Non soltanto è difficile trovare oggi una voce che possa competere con la sua, ma anche riandando con la mente, ai cantanti più illustri del passato, – e nel passato si cantava assai di più difficilmente – si riesce a trovare un suo emulo. Voce straordinaria, adunque, e temperamento naturalmente disposto al canto e alla scena. Le sue interpretazioni – che sono tante, quante le opere del repertorio corrente – sono giustamente stimate esempi che gli artisti tutti dovrebbero imitare. Carlo Galeffi ha percorso rapidamente la carriera del trionfatore. Egli si è familiarizzato subito con la gloria. Poco tempo dopo il suo debutto lo troviamo acclamato e celebre. E se dovessimo seguirlo attraverso i teatri che egli ha riempito delle sue note poderose attraverso le platee che egli ha fatto scattare d’entusiasmo, noi dovremmo passare in rassegna tutte le grandi rappresentazioni che sono state date nei maggiori teatri del mondo, in questi ultimi anni. Non possiamo ricordare fidandoci della memoria neppure i suoi ultimi teatri : sappiamo preventivamente che nella enumerazione sarebbero molte e gravi lacune. Ricordiamo soltanto poi che l’avvenimento è di ieri, che al Donizetti di Bergamo in una stagione memorabile egli è stato un Rigoletto potente. Egli dopo essere stato ospite nell’anno volgente dei maggiori teatri italiani, Costanzi di Roma, Fenice di Venezia, Regio di Parma, Politeama fiorentino, ecc. sarà alla Scala nell’imminente stagione, e canterà il Don Carlo, la Salomè, l’Amore dei tre re, la nuovissima ed attesa opera del Maestro Montemezzi. “Il Teatro Illustrato del 15 Ottobre 1912” – Salomè alla Scala, il baritono Galeffi, artista sempre coscienzioso e sicuro, sà dare un bellissimo rilievo al personaggio di <<Iokanahan>>. Il suo canto, ben modulato, dagli effetti sobri e misurati, è molto gustato dal pubblico. “Il Teatro Illustrato del 1 Novembre 1912” – “Lohengrin” alla Scala. La Scala aveva assolutamente bisogno di un grande successo per eliminare – almeno in parte – la non lieta impressione degli spettacoli  iniziali. Il successo c’è stato : quello del Lohengrin. Il baritono Galeffi ha dato alla parte di “Telramondo” tutto il contributo dei suoi meravigliosi mezzi vocali : ed ha composto il personaggio con fine intelligenza. “Il Teatro Illustrato del 1 dicembre 1912”. Carlo Galeffi ha profuso i tesori della sua voce a Parma, nel Rigoletto. Il successo del giovane e già celebrato baritono è stato grandioso. Il Gazzettino, L’Adriatico, La Difesa, La Gazzetta ecc. giornali di Venezia, nella cronaca della prima del Don Carlos alla Fenice dichiararono all’unanimità che non si poteva avere un interprete migliore di Carlo Galeffi nella parte del Marchese di Posa. – Fu magnifico per figura, per voce, per canto, signorile e maestoso quale all’aristocratico personaggio si conviene, efficacie nei punti salienti. Alla frase “La pace dei sepolcri” alla fine del terzo atto, suscitò un entusiasmo delirante, che lo obbligò a presentarsi solo per cinque volte alla ribalta. Il trionfo fu solenne ed indimenticabile. L’impresa alla sua penultima serata per manifestargli la sua riconoscenza gli fece omaggio di un bellissimo cronometro d’oro con iniziali e dedica. Anche al Politeama di Firenze Carlo Galeffi il baritono dalla voce eccezionale per bellezza e potenza, dall’accento mirabilmente espressivo, dall’intuizione penetrante e impeccabile, ha trascinato il pubblico a dimostrazioni di sincero entusiasmo, con l’interpretazione superba, commovente, insuperabile della parte del protagonista nel Rigoletto.

Giacomo lauri Volpi di lui scrive: Voce verdiana per antonomasia: sferica, vellutata, patetica e, a un momento dato, insurrezionale e tonante, da dare l’impressione di una voce plurima. Per quanto pensi a quelle che oggi vanno per la maggiore, non una può compararsi alla voce monumentale di Galeffi. Alla magnificenza e alla munificenza della voce, egli associava inoltre un’arte scaltrita, una previdente distribuzione di colori non che il dominio assoluto della tavolozza policroma che madre natura e lo studio assiduo gli avevano fornito. (<< Musica e dischi >>, n. 26. <<Ho fatto di tutto per dare grande rilievo di sonorità all’orchestra coi timpani, gli ottoni e perfino col tam-tam. Ciò nonostante, quando lei dice a Minnie: “Sei fiera, vuoi serbarti a lui…” la sua voce domina imponente su tutti gli strumenti ! >>. (Puccini a Galeffi, in occasione della prima scaligera della <<Fanciulla del West >>). Qualcosa di tragico, di tragicamente scespiriano si impossessava di lui quando rivestiva i panni dello sciancato buffone del Duca di Mantova. Ascoltarlo nel breve dialogo con Sparafucile o seguirlo nello scontro furibondo e impotente con i cortigiani, era un insegnamento prezioso. Condividerne i paterni affetti in << Piangi, piangi, fanciulla >>, era una liberazione dell’animo oppresso. Magnifico sempre. Ma ancora terrificante per l’impegno pauroso degli accenti e la scatenata violenza degli atteggiamenti, appariva soltanto al << Si, vendetta >>, ch’egli pronunciava avanzando quasi di soppiatto verso il boccascena, come a maledire un nemico invisibile che fosse tra noi, in platea. Come a percuotere nel vuoto di un groviglio fatale. Grande, indimenticabile artista. Non voce d’oro, ma di fuoco. Franco Abbiati << Corriere della Sera >>, 23 settembre 1961. Per circa 30 anni è stato in cartellone alla Scala, nessun altro artista è riuscito in questa straordinaria “vita scaligera” . Le opere del suo repertorio sono state 67.

 

 

CLAUDIA MUZIO la “ DIVA “

CLAUDIA MUZIO Soprano “LA DIVA”

Foto da (Collezione Privata)

Claudia Muzio nata a Pavia il 7 febb. 1889, m. a Roma 24 mag. 1936. E’ figlia d’arte, come si dice in gergo teatrale, figlia di un ricercatissimo direttore di scena. Cominciò sin da bambina a respirare l’aria del palcoscenico, e penetrò in lei il sentimento e l’amore per l’arte; questo sviluppo artistico, diremo così, precoce, le valse l’ammirazione e i pronostici di un luminoso avvenire artistico quando sI presentò in un concerto all’età di 6 anni.

Claudia Muzio è ancor giovanissima ed è il più bell’esempio di fascino e di seduzione che esercita la divina arte del canto su un’anima ancora infantile la quale repentinamente vede schiudersi davanti orizzonti nuovi, e si sente attratta verso una nuova vita. Questa giovane artista di bellezza così rara e affascinante con due occhioni superbi che quando vi fissano pare vi vogliano leggere fino in fondo a l’anima, è nata a Pavia, ma la sua educazione venne compiuta a Londra. Studiò canto a Torino con la rinomata artista signora Cosaloni e musica col maestro Boninsegna. Venne poi a Milano e continuò a perfezionarsi sotto la guida di quella eccellente maestra di canto che è la signora Elettra Colery-Piviani. Claudia Muzio è entrata trionfalmente nel campo dell’arte lirica, e il suo debutto, con quel capolavoro che è la Manon di Massenet è avvenuto circa un anno e mezzo fa ad Arezzo.

Da allora è stata una gara continua di impresari per scritturarla ed una serie ininterrotta di trionfi autentici. Dopo Arezzo questa eletta cantante è passata a Messina dove ha interpretato la Traviata rendendo l’infelice personaggio di << Violetta >> molto diverso di come siamo abituati a udirlo, e la << Gilda >> nel Rigoletto in modo veramente mirabile. Ma ben altre vittorie l’attendevano; passata nello scorso carnevale a Catanzaro, si produsse con successo incontrastato nella Manon di Puccini, nella Traviata e nella Tosca. Come si vede opere di responsabilità, nelle quali l’eletta artista passava di trionfo in trionfo. Dopo il successo di Catanzaro la vediamo ancora acclamata nella Manon e nella Traviata a Cerignola. Intanto quel solerte ed intelligente impresario che è Oreste Poli preparava la stagione di primavera che quest’anno, sia per la scelta delle opere che per la valentia degli artisti, aveva un importanza speciale. Sentendo parlare così benevolmente di questa giovane artista la volle udire e volle che cantasse la parte di Musetta, parte cui molti danno un’importanza relativa perchè non conoscono ne la tessitura nè quanto è difficile il personaggio da incarnare. E la Muzio accettò sicura e fiduciosa in se stessa di trionfare anche in una parte  che non apparteneva al suo repertorio.

Foto da (Collezione Privata)

Ed il successo le arrise tanto che il Poli la scritturò per il prossimo carnevale in cui l’egregia artista avrà più agio di farsi ammirare e applaudire poichè canterà Faust, Pagliacci e Promessi Sposi, e per conchiudere diciamo ancora che è stata prescelta dall’impresa del Massimo di Palermo e dal giovane musicista prof. Giuseppe Umbe per interpretare  la nuova opera La Baronessa di Carini. I nostri lettori facilmente si convinceranno che Claudia Muzio, dati gli inizi brillantissimi, ha dinanzi a sè assai facile l’ascesa alle più alte vette dell’arte. Non possono essere numerati i teatri dove Claudia Muzio ha fatto rifulgere la sua arte. Tutti i migliori teatri d’Italia e dell’estero se la sono contesa e se la contendono. Nel suo repertorio vi sono completamente tutte le opere adatte al soprano lirico. Claudia Muzio desideratissima ed applauditissima è stata per ben due anni a Chicago, poi a New York, Buenos Aires, S.Francisco, e Los Angeles, inoltre impegnata in una lunga serie di concerti nelle principali città del Nord America.

Un articolo del 20 marzo 1915 sulla Rivista dei Teatri, in riferimento alla Manon Lescaut al Politeama Fiorentino, così commenta il critico Dottor Cirosca: la signora Muzio, oltre ad essere “una bellissima “figura” ha una voce deliziosa, limpida, che fa andare in visibilio il pubblico e che procura a lei applausi a iosa. La Muzio ha dovuto bissare l’aria delle trine morbide. Siamo lieti di riportare i giudizi della stampa milanese su Claudia Muzio, la squisita interprete di Margherita nel Faust e ultimamente di Nedda nei Pagliacci al nostro Dal Verme: Claudia Muzio ritorna alle nostre scene, dopo aver riportato al Teatro V. Emanuele di Torino due veri trionfi nel Rigoletto e nel Trovatore. Corriere della Sera. — Il successo più caloroso fu per la signora Muzio, una Margherita dalla voce bella, estesa e ben educata, dalla figura plastica ed elegante dal giuoco drammatico vario ed espressivo.

Ella ebbe applausi alla frase di sortita nel primo atto, e non cessò poi, durante l’intero spettacolo, d’esser festeggiata dal pubblico. Essa ha già conquistate le simpatie generali, ed è destinata certamente ad essere una delle colonne della stagione. Il Secolo. — La signorina Muzio si è rivelata una cantatrice munita di buona educazione artistica, che può disporre di mezzi vocali assai pregevoli anche se non eccessivamente sviluppati. La figura graziosa del principale personaggio gounodiano, di Margherita, è stata resa da lei, con molto garbo e nell’Aria dei gioielli il suo successo fu pienamente giustificato. La Sera. — Sul palcoscenico, la signorina Muzio dalla elegante e slanciata figura, dai portamenti distinti, si è dimostrata per voce, per il modo di usarne, per espressività, per prestigio scenico, degna degli applausi che la hanno accompagnata durante tutta la rappresentazione. Le parole che possono essere usate per esaltare la bellezza dell’arte e quella fisica di questa splendida artista non sono facilmente trovabili. I giornali parlano di lei: << Claudia Muzio appare sulla scena, sontuosa, bella come una Dea, sfolgorante nella eleganza suprema e nelle sue stupende capacità di interprete. Il saluto che fece il magnifico pubblico vivamente commosso, ma subito Ella si riprese e cantò come lei sa cantare, con quella voce che ogni giorno di più acquista un potere di suono ed in forza di sentimentalità. Quella nobile sentimentalità che rifugge da ogni effetto volgare e che ad ogni frase da una linea che si potrebbe dire classica >> Il Corriere di Milano: << La Traviata sfolgorante della valentìa, della passione dell’eleganza suprema di Claudia Muzio. La figura ? Un quadro anzi quattro quadri stupendi. L’esecuzione della musica e del dramma ? Quanto di più bello, di più vero si può desiderare. Un effetto grande pure di commozione nei dolci canti del secondo atto, nel trasporto amoroso e nelle scene dell’ultimo atto culminanti colla morte. E l’aria della cabaletta dell’atto primo ? Uno scoglio che la sua bravura cangia in trionfo…..il Brasile sta ora tributandole onori come una regina della scena, come ad artista di cui rimarrà  lunga memoria se le circostanze non dovessero più condurla su quelle scene >> Claudia Muzio è stata una regina veramente dell’arte lirica che ha saputo tenere alto l’onore della grande arte Italiana.

Foto da (Collezione Privata)

In ultimo va ricordata tra le sue interpretazioni fondamentali, la prima di Cecilia di L. Refice (1934). Claudia Muzio e Enrico Caruso formarono la coppia ideale; perciò nei cinque ultimi anni in cui Caruso cantò al Metropolitan ella fu virtualmente la sua primadonna partendo con il suo debutto in Tosca. Considerata nel suo genere, come il soprano italiano di maggior spicco apparso dopo la Storchio, la Muzio raggiunse intorno al 1925 una fama ratificata dall’assenso incondizionato della critica e del pubblico di tutto il mondo. La sua voce di soprano lirico-drammatico, sia sul palcoscenico come nelle riproduzioni fonografiche, suggeriva e descriveva passione, intensità, sincerità e pathos, proiettando scrupolosamente la sua vera immagine di donna, che sulla scena interpretò tutta la gamma delle infelici eroine. Incise oltre 100 brani, con HMV acustici, Edison H&D acustici, Pathe, Columbia elettrici, Pathe Actuelle (a punta d’acciaio). Ascolterete alcune sue incisioni:

la prima: da Loreley “Dove son” incisa nel 1914

  secondo brano: da Bianca e Fernando “Sorgi o padre” incisa nel 1914. Questa esecuzione ritengo sia un trattato di canto, la dolcezza che Bellini impone, il fraseggiare, e il legato magistralmente eseguito.

terzo brano: Wally “Ebbene ne andrò lontana” incisa nel 1914

quarto brano: Aida “O Patria mia” incisa nel 1927

quinto brano: Cavalleria Rusticana “Voi lo sapete” incisa nel 1935

sesto brano: La Boheme “Donde lieta uscì” incisa nel 1935

settimo brano: La Traviata “Addio del passato” incisa nel 1935

Con questi sette brani si chiude un piccolo ascolto di questo grandioso soprano, tenendo presente l’inizio delle sue registrazioni risalente al 1914, per poi ascoltare altri due brani del 1927, per chiudere le ultime tre, incise nel 1935 con un particolare, nell’ultima romanza “Addio del passato” l’artista nonostante il suo stato di salute, riesce a comunicare una emozione incredibile di pura poesia interpretativa.

Foto da (Collezione Privata)

 

BENIAMINO GIGLI “La leggenda”

Peripezie preaccademiche. Nel 1907 dietro consiglio del maestro di musica del duomo di Loreto, sig. Enrico Lazzarini, che aveva riscontrato nel giovinetto doti e capacità musicali non comuni, Beniamino Gigli si reca a Roma dove riesce a entrare come commesso di una farmacia. Più tardi trova posto come cameriere presso una famiglia dell’aristocrazia romana. In seguito ancora impara il mestiere di fotografo, riesce come tale ad entrare presso il Ministero della Pubblica Istruzione finchè non comincia a lavorare in proprio imparando nel frattempo varii mestieri più convenienti. Viene l’età della leva, e Gigli entra, come semplice fante, nella Caserma dell’82. Regg. Fanteria. Prima di andare militare il giovane Beniamino riesce ancora a prendere delle lezioni di canto dalla sua prima maestra signora Bonucci, e continua a tenersi in contatto di studio, per quanto glielo consente il servizio militare. Gigli benefattore. Durante il periodo bellico egli si rese ugualmente utile e benemerito della Patria e del popolo italiano, dando più di 50 concerti ” Da LO SPUNTO del febbraio 1933 a firma Dott. B.

Beniamino Gigli nato a Recanati il 20 marzo1890 m. a Roma il 30 novembre 1957. Scrivere un articolo su una “leggenda” dell’arte operistica” è molto articolato e complesso. Gigli è stato il tenore per antonomasia, capace di cantare per oltre 40 anni senza mai perdere la freschezza del suono e la sua morbidezza “stupefacente”, è il tenore che ha cantato come nessun altro. Da una mia ricerca minuziosa, le sue interpretazioni sono: 1600 recite di opere liriche; 1700 concerti dei quali molti per beneficenza, dove, in ognuno di questi, interpretava non meno di 20 tra romanze, arie classiche e canzoni; ha interpretato numerosi film; ha inciso su dischi 78 giri circa 400 brani operistici e canzoni; nel 1915 da maggio ad agosto altri concerti per le truppe. Era solito dopo la fine della rappresentazione, cantare alcune arie con il pianoforte sul palcoscenico, magari dopo avere bissato una o più romanze durante la recita. Quando venne a Viareggio nel 1930 al teatro Eden per un concerto, prima dell’ingresso si formò una calca impressionante, per cui fu necessaria la forza pubblica. È il tenore che ha cantato nei teatri più importanti al mondo, per la precisione 228 all’estero e 114 in città italiane, in molte delle quali fu presente in moltissime stagioni, lo stesso vale a dire nei teatri di secondo ordine e piccole cittadine, tramite il famoso Carro di Tespi. Durante una Carmen negli anni 20, al Teatro Metropolitan di New York, dopo la fine della romanza del fiore, e un applauso senza fine, dalla prima fila un signore gli consegnò una statuetta d’oro. Nel 1951 a Rio de Janeiro, in tante strade erano presenti sui manifesti le opere in programma con gli interpreti: il nome di Giuseppe di Stefano veniva prima del suo. Pippo andò a trovarlo per scusarsi di questo ‘sgarbo’ al Grande Maestro, ma Gigli gli rispose: “caro, “giudicherà il pubblico. Celletti nella sua opera critica sui i cantanti lirici di lui scrive che la voce di Beniamino Gigli è stata una di quelle che, dall’inizio del romanticismo ad oggi, hanno dato luogo al mito, e al culto, del tenore italiano: perfetta omogeneità di registri, smalto limpidissimo, timbro delicato e dolcissimo, ma anche pieno, pastoso, intenso, sonoro. Per quel che concerne, poi, la sicurezza dell’emissione, la flessibilità e la resistenza della gola, si può senz’altro parlare di facoltà naturali ABNORMI, affinate e potenziate da una tecnica eccellente. All’idolatria di cui fu oggetto in Germania, alla sua partecipazione a film italo-tedeschi e, infine, alle numerose recite date all’Opera di Roma durante l’occupazione nazista della città, si diede un’interpretazione politica che all’arrivo delle truppe inglesi e americane provocò manifestazioni a lui ostili, soprattutto dagli italiani. Si ritirò quindi momentaneamente dalle scene, ma dal marzo 1945 ricomparve al teatro dell’Opera di Roma in Tosca e Forza del destino, poi il Covent Garden, la Scala, il Colon, in una forma strepitosa. Quando morì nel 1957, solo l’Ambasciata Francese mise la bandiera a mezz’asta. In ultimo, dalle numerose incisione per la HMV-Victor, ho scelto 4 brani, e 2 registrazioni dal vivo da Rio de Janeiro nel 1951:. Il primo brano per la HMV :

da Loreley di Catalani “Nel verde maggio”  incisione febbraio 1923

il secondo: da l’Africana di Meyerbeer “Mi batte il cor..O Paradiso”  incisione 27-12-1928 

Un brano difficilissimo, che Gigli riesce a dominare in assoluto, già nella “O” di “O Paradiso” nonostante la difficoltà, lo rende incredibilmente facile, di seguito “dall’onde uscito”  morbidezza, facilità di emissione, nella successiva “fiorente suol” un legato da urlo, il colore della voce sublime, nel “tu m’appartieni”  quel “tu” infinito ! di rara bellezza, continua con passaggi perfetti, fiati incredibili, e quella dizione perfettamente scolpita.

         

il terzo: da I Pescatori di perle di Bizet “Mi par d’udir ancor”  incisione 18-12-1929 nonostante altri straordinari tenori abbiano lasciato incisioni superlative, questa raggiunge un livello assolutamente inarrivabile per interpretazione, intenzione, tecnica, canto a fior di labbra, un soffio celestiale di note magistralmente scolpite.

il quarto: da La Gioconda di Ponchielli “Cielo e mar”  incisione 18-12-1929

1951 Rio de Janeiro registrazione dal vivo, l’inarrivabile artista, canta da La Forza del Destino “O tu che in seno”

sempre Rio de Janeiro 1951 da M. Lescaut “Guardate pazzo son”  pensate, questo TENORE era ultrasessantenne.

nel suo studio il meritato riposo del grande MAESTRO 1956.

  

 

 

 

 

 

Basso NAZZARENO DE ANGELIS

Roma 17 novembre 1881 – Roma 16 dicembre 1962. Debutta il 4 maggio 1903 all’Aquila nella Linda di Chamounix. Continua la sua carriera in teatri secondari e di provincia e successivamente, nel 1904, al teatro Quirino di Roma canta nella Favorita, Ernani, Barbiere di Siviglia e Norma.  Scritturato dal teatro Lirico di Milano nel 1905 per la Gioconda, suscitò particolare interesse da parte degl’impresari che lo impegnarono per una tournée in Olanda l’anno dopo. Al ritorno il 15 gennaio 1907 debuttò alla Scala di Milano in Gioconda e dopo pochi giorni, sotto la direzione di Toscanini, nel Tristano ebbe un caloroso successo, ripetuto successivamente nel 1909 nei Vespri Siciliani. Nel 1911 comparve per la prima volta al teatro Colon di Buenos Aires nel Mefistofele e nel Don Carlo, riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Partecipò a varie prime esecuzioni assolute e a riesumazioni importanti: Medea di Cherubini alla Scala nel dicembre del 1909, e Mose’ di Rossini al Teatro Quirino di Roma nel 1915, cantò per ben 18 stagioni al Teatro alla Scala di Milano con un repertorio di 38 opere. Negli anni del crepuscolo seppe interpretare magnificamente Fieschi nel Simon Boccanegra (Teatro alla Scala nel 1933). Chiuse la sua straordinaria carriera nel 1939 in piena efficienza con una recita di Mefistofele alle Terme di Caracalla. Tramontati i Navarini, gli Arimondi, solo Chaliapin concorreva con lui, ma su un piano diverso, considerato un fenomeno a se. In quel periodo De Angelis fu considerato il più giovane e dotato dei primi bassi in circolazione, in cui spiccavano Didur e Gaudio. La differenza stava nel fatto che mentre loro cantavano il repertorio tradizionale De Angelis, invece s’inseriva autorevolmente nel repertorio Wagneriano (Valchiria, Parsifal in particolare). Di notevole interesse le 987 recite di Mefistofele, la cui interpretazione divenne una pietra miliare. Alle doti vocali di prim’ordine si aggiungeva l’accento vigoroso, la dizione nitida e colorita, l’armoniosa prestanza dell’attore. Così lo ritrasse Barilli nel 1926. N.D, la cui voce tempestosa e tonante sembra un afflato voluminoso che esca dalle fauci di un mascherone greco, col suo primo entrare non ha più riposo e non può contenere l’ardore del suo superbo e cruento temperamento: simile a un lussurioso, il suo proprio sangue lo tormenta; egli freme e sussulta repentino, leone che si sferza i fianchi con la coda, e dai suoi grandi polmoni di bronzo lancia su le platee, con un colpo di spalla, note su note, roulantes, massiccie e luminose come bolidi incandescenti. “E.Gara”. De Angelis incise moltissimi dischi, sia acustici con la Fonotipia 1905 -1909, sia incisioni elettriche Columbia 1929-1937, di cui sotto ascolterete:   
il primo brano: dal Mosè di Rossini “Eterno, immenso, incomprensibil Dio !

il secondo brano dal Mosè di Rossini “Dal tuo stellato soglio”

il terzo brano dal Barbiere di Siviglia di Rossini “La calunnia”

il quarto brano dalla Walkiria “Addio sublime prole d’eroi”

“Contralti” storici da incisioni acustiche 78 giri

Ernestine (nata Roessler) contralto nata a Lieben (Praga) il 15/6/1861 morta a Hollywood il 17/11/1936. Esordì nel 1878 a Dresda come Azucena nel Trovatore, nello stesso teatro cantò per 4 stagioni. Nel 1882 sposò Ernst Heink dal quale assunse in arte il cognome, l’anno dopo si sposò nuovamente con Paul Schumann, anche in questo caso adattò il suo cognome. Nel 1882-98 cantò ad Amburgo, nella prima di Asrael di Franchetti, e nella prima in tedesco di Falstaff. Nel contempo aveva acquistato una fama internazionale, a Berlino nel 1887 e al Covent Garden di Londra 1892 interpretando Brangania nel Tristano e Isotta, ottenendo con questo successo l’ingresso a Bayreuth, nell’estate del 1896 con la Tetralogia. Nello stesso festival tornò sino al 1914. Nel 1898 si stabilì negli Stati Uniti, dove esordì a Chicago nel Lohengrin , nel 1898 con la stessa opera esordisce al Metropolitan di New York. Tornò in Europa nel 1907  dove a Dresda fu Clitemnestra alla prima di Elektra di Strauss. Con Gustav Mahler si esibì alla Royal Opera House Covent Garden. E’ stato uno dei più straordinari contralti di ogni tempo, a 71 anni si esibisce per la sua ultima recita al Metropolitan nel 1932 nell’Anello del Nibelungo.Voce estesa , ampia, robusta, riuscì a farne un magnifico e docile strumento, una grande intelligenza interpretativa di forte connotazione drammatica. E’ passata alla storia come una mirabile interprete Wagneriana, oltre una artista molto versatile da Azucena in Trovatore, e altri ruoli in Elektra, Lohengrin, Profeta, Lucrezia Borgia, Faust, Favorita, Carmen, le sue incisioni sono su cilindri Mapleson, acustici Columbia, Victor USA. Sotto ascolterete, il primo brano da Lucrezia Borgia di Donizetti “Brindisi” nel secondo brano da Le Prophete (Il Profeta) di Meyerbeer ” Ah mon fils”

Baritoni dal canto a ”fior di labbra” da incisioni acustiche 78 giri

Baritoni con il canto a “fior di labbra”

Mattia Battistini nasce a Contigliano (Rieti) l’8 febbraio 1857 e morì a Colle Beccaro l’8 novembre 1928. Studiò inizialmente medicina all’Università di Roma . Debuttò trionfalmente  l’11 dicembre 1878 al teatro Argentina di Roma in Favorita. L’eco del suo successo gli aprì le porte dei più importanti teatri, Regio di Torino con la prima assoluta de La Regina del Nepal di G. Bottesini, Madrid teatro Reale, Barcellona Liceu, poi Vienna Parigi, Budapest, Roma teatro Costanzi. Il suo repertorio continuò ad ampliarsi sino a 82 spartiti, la Forza del destino, Rigoletto, Il Trovatore, I Puritani, Gli Ugonotti, Ernani, Don Carlo, Maria di Rohan, Roberto Devereux, Tosca, E. Onegin, Thais per lui Massenet aveva modificato la parte di Atanaele da basso a baritono, così come da tenore a baritono aveva portato quella di Werther. A partire dal 1892 per ben 23 stagioni consecutive divenne il cantante favorito dello Zar, per cui gli valse il titolo di “Re dei baritoni e baritono dei re”. Altri teatri seguirono le sue recite, Regio di Parma, Royal Opera House di Londra, S. Carlo di Napoli. I suoi personaggi venivano interpretati in modo perfetto, con lui iniziava l’era dei baritoni con una presenza scenica di attore consumato, la perfezione dell’emissione, e una fibra robustissima gli consentirono di cantare sino a 70 anni. Ha inciso una grande quantità di dischi 78 giri. Ad onta dei precari procedimenti tecnici la voce di Battistini è riprodotta con notevole fedeltà, e si ha un immagine chiara del suo caratteristico timbro chiaro, soave, brillante e di uno stile nitido, un fraseggio ampio nobile, accento vigoroso, i recitativi eseguiti con una drammaticità autentica. Le sue interpretazioni nelle opere Maria di Rohan, R.Devereux, Puritani, Favorita, Don Carlo, Don Giovanni,Ernani, ecc……rappresentano pietre miliari del canto così detto a “fior di labbra”  Sotto ascolterete, il primo brano da La Favorita di G.Donizetti “A tanto amor Leonora” il secondo, da Don Carlo di G.Verdi “Io morrò…”

Baritoni dal canto a “fior di labbra” da incisioni acustiche 78 giri

Maurice Renaud, Bordeaux 24 luglio 1861 – Parigi 16 ottobre 1933, il suo debutto risale al 1883 al teatro Royal de la Monnaie di Bruxelles, nel 1884 nel solito teatro cantando nel Sigurd di Ernest Reyer (prima esecuzione). Nell’ottobre del 1890 entra a far parte dell’Opera-Comique, debuttando in Le roi d’Ys di Lalo, e Don Giovanni, l’Olandese volante, e Tosca nel ruolo di Scarpia, l’anno dopo debutta ne l’Africana nel ruolo di Nelusko, continuando ad apparire all’Opera fino al 1914. Nel 1897 lo vede protagonista al Covent Garden in alcuni ruoli importanti del suo repertorio, in questo teatro si esibirà fino al 1904, producendosi in un vasto repertorio, da G.Tell, Barbiere, Ugonotti, Trovatore, Traviata, Carmen, Lohengrin. Ovviamente Renaud fu protagonista anche nei teatri di Pietroburgo, Berlino, Monte Carlo, la Scala di Milano ecc. Le sue recite approdarono anche a Boston, Philadelphia, Chicago, New York, affermandosi nel Don Giovanni, Tannhauser, Faust, Amleto, Herodiade, Otello, Favorita. Le sue ultime apparizioni in pubblico risalgono al 1911. Durante la guerra diede concerti per le truppe, in un attacco in trincea rimase ferito e rimase invalido, successivamente decorato con la Legion d’honneur. Questo mirabile artista ci ha lasciato 52 dischi con brani prettamente operistici, di cui 45 per The Gramophone Company, e sette per la Pathè, queste incisioni non rendono al massimo tutte le qualità della sua voce, ma emerge con chiarezza lo stile raffinato, le inclinazioni belcantistiche del fraseggio vario, modulato, morbidissimo, nelle sue registrazioni si sente un rallantamento dei tempi, propri dei belcantisti dell’ottocento. Renaud era un maestro di canto di grande spessore, era un cantante con una presenza scenica ragguardevole. E’ stato il più grande baritono francese, si pensi, dopo la recita della Dannazione di Faust, il corrispondente di Montecarlo scriveva nel 1901, “tutto nero, la faccia pallida, sparuta, la fronte alta, calva, la barba rossa, le mani ossute, faceva pensare a un “Albert Durer”. Il noto critico di New York Henry Krehbiel “dove siede Renaud, lì c’è il capotavola” Il primo brano che ascolterete è da Herodiade di J. Massenet “Vision fugitive” il secondo da Hamlet “Come un pale fleur”

 

GIUSEPPE BELLANTONI UN GRANDE BARITONO “DIMENTICATO”

All’inizio del 900 un pullulare di grandi baritoni si addensarono nei principali teatri della lirica mondiale, erano ancora attivi G. Kaschmann, A. Magini Coletti, A. Scotti, M. Sammarco, M. Battistini, M. Ancona partiti nel tardo 800, ne spuntarono di nuovi T. Ruffo, P. Amato, D. Viglione Borghese, E. Giraldoni, R. Stracciari, C. Galeffi, E. Nani, G. Bellantoni nato a Messina nel 1880, dove debutta al teatro V. Emanuele nel 1905 in Ballo in Maschera, mi piace riportare un  articolo sulla rivista Il Teatro Illustrato n. 52 del 1907, “Giuseppe Bellantoni è un eccellente artista, che si fa avanti valorosamente tra le prime file dei migliori baritoni d’oggi. Egli è un colto e studioso giovane siciliano che ha fatto i corsi universitari di medicina; ma ha abbandonato la carriera del medico per dedicarsi completamente a una sua grande passione ; il canto. Egli rappresenterà la parte di Gunther nel “Crepuscolo” ed è questo il suo debutto alla Scala nel 1907″. La sua carriera è stata rapida e feconda. Uscito dalla scuola  del celebre Cotogni, debuttò a Messina, poi successivamente cantò al Carlo Felice di Genova, in sei recite straordinarie; a Verona nell’Aida” la primavera scorsa  in recite straordinarie insieme a Zenatello e la Crestani; a Perugia, a Treviso nell’Erodiade” e in seguito ai suoi successi e specialmente al trionfo in quest’ultima città egli è scritturato alla Scala dove canterà, oltre che nel “Crepuscolo” nella “Luisa” e nella “Forza del Destino” Giuseppe Bellantoni una voce meravigliosa; e quando si consideri che questa sua dote naturale è rinvigorita  dallo studio e dalla sua non comune intelligenza interpretativa, si comprenderà quale ottimo acquisto abbia fatto il gran teatro milanese nella presente stagione. Cantò nei maggiori teatri Italiani, oltre alla Scala di Milano, Regio di Parma, C. Felice di Genova, S. Carlo di Napoli, Massimo di Palermo, Comunale di Bologna, Fenice di Venezia, Bellini di Catania, Costanzi di Roma, Arena e Filarmonico di Verona, poi Firenze, Bergamo, Brescia, Treviso, Messina, Pisa, R. Emilia, all’estero, dall’inaugurazione della stagione del Colon de Buenos Ayres del 1908, alla Spagna , alla Francia, dal Liceu di Barcellona, al Teatro Reale di Madrid dove nel 1913 fu interprete in Rigoletto Traviata Favorita,  Nel 1913 lo troviamo al Regio di Parma come protagonista di Nabucco nel centesimo anniversario della nascita di G. Verdi,  i teatri se lo contendono, canta sino ai primai anni 30, poco dopo si dedicò per un periodo all’insegnamento, il mio amico Lippi Elios lo ha avuto come insegnante, mi ha detto che era particolarmente bravo e onesto, in quanto non percepiva nessun compenso per le sue lezioni. Sappiamo che ha vissuto a Forte dei Marmi sino alla sua scomparsa avvenuta nel 1946. Incise numerosi dischi 78 giri per la precisione 17 per un totale di 34 arie, di cui alcune non sono state mai pubblicate, per la casa FONOTIPIA una delle più prestigiose, con l’occasione sotto sentirete:

il primo brano: dall’Erodiade “Vision fuggitiva”

il secondo brano: da La Favorita “A tanto amor Leonora” 

il terzo brano: “L’ultima canzone” di F. P. Tosti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

” Non t’amo più ” Uno struggente brano musicale di F.P.Tosti

Tra le incisioni 78 giri che fanno parte della mia collezione, casualmente ho ascoltato il brano sopra descritto interpretato dal tenore Aureliano Pertile, si proprio LUI,  !! Il mai tanto lodato !! in questa aria emerge con forza il suo straordinario talento artistico, si ascolti la seconda parola iniziale [ancora] più avanti la A nella frase [le parole tue furon mendAci] subito dopo il soffio nell’emettere il [te ne ricordi ancor, or la mia fede il desiderio immenso] sono svariati momenti di grande espressività, di forte intenzione interpretativa, gli attacchi sono vellutati, quanta tristezza nelle parole che seguono [i cari giorni che passammo insieme], di seguito l’accorarsi di [piangere tu mi hai visto innanzi a te] un sussulto !!, poi ascoltare con attenzione le parole  IO SOL PER APPAGARE UN TUO DESIRE quella D di desire che enfasi !! poi [avrei dato il mio sangue], si vive il racconto con un brivido continuo sino alle due parole finali  !!! NON T’AMO PIU’ !!!

“Impressioni” Al M.o Francesco Merli

Ascoltando un disco 78 giri aria e cabaletta dell’opera Norma di V.Bellini, più precisamente “Meco all’altar di Venere” di seguito “Me protegge me difende”, lei M.o mi delizia con la sua splendente voce espressiva, di tecnica assoluta, di fiati incredibili, di uno smalto bronzeo, di acuti torrenziali, si ascolti quel DO !!! della prima parte, di seguito il taglio aperto della cabaletta, difficile, difficilissimo, con passaggi perfetti in ogni gamma, i fiati rubati !!! la frase della seconda parte, “quell’empio altare abbatterò” e il legato di ” e l’amor che m’infiammò” il colore della sua voce sempre in linea col canto ottocentesco che i brani ascoltati impongono, quel canto che purtroppo da tempo !!! si è perso……………… Grazie M.o di aver lasciato questa stupenda incisione discografica.