DOMENICO VIGLIONE BORGHESE un baritono “storico” dimenticato

Domenico Viglione Borghese uno dei massimi esponenti della corda baritonale del ventesimo secolo, nato a Mondovì il 3 luglio 1877, m. a Milano il 26 ottobre 1957. Si dedicò presto al canto, si trasferì a Pesaro per studiare al liceo musicale sotto la guida di L.Leonese. Il suo debutto avviene a Lodi nel dicembre del 1899 quale Araldo nel Lohengrin, successivamente si produsse in vari teatri secondari. Insoddisfatto delle condizioni in cui si svolgeva la sua carriera, decise di migrare negli Stati Uniti dove esercitò vari mestieri e attività commerciali. Sentito casualmente da Caruso, ne fu indotto a riprendere la carriera teatrale, nel 1905 cantò in varie località del Messico con la compagnia diretta da Luisa Tetrazzini, poi in tutto il Sudamerica con la compagnia Scognamiglio. Dopo calorosi successi in vari teatri argentini, spagnoli, italiani, in Rigoletto, Trovatore, Wally, Gioconda, Pagliacci, Otello, Tosca, il 27 gennaio 1907 al Teatro Regio di Parma ottiene un clamoroso successo nell’Aida. Nel 1910 fu al teatro Costanzi di Roma per la prima di Maja di Leoncavallo, e subito dopo esordì alla Scala in Rhea di Samara, e Africana. Nel 1910 al teatro Grande di Brescia cantò per la prima volta Fanciulla del West, l’opera che contribuì maggiormente alla sua celebrità, della quale si esibì in numerosi teatri, San Carlo di Napoli, l’Opera di Parigi 1912, Liceo di Barcellona 1915, il Regio di Torino 1924, la Scala 1930, l’Opera di Roma 1940.Ebbe voce di grande volume e risonanza, facile e limpida nell’emissione, estesa e omogenea in ogni registro: fra le più belle insomma della sua epoca, pur ricca di baritoni d’altissimo rango. E.Gara nel necrologio (Europeo ottobre 1957) “adatta a esprimere soprattutto l’odio, il furore, la sete di vendetta, tutto ciò che è scritto nelle sacre tavole della religione dei baritoni. Ma fu anche un attore gagliardo e pittoresco, un dicitore di rara scioltezza d’accento. Jago, Barnaba, Amonasro sono ancora vivi, nel ricordo di molti, attraverso quel suono e quella parola”. A sé, Rance della Fanciulla del West , un personaggio vivo, pittoresco, violento, ma anche patetico; aspro, ma con una carica di simpatia umana: il “principe degli sceriffi” secondo una definizione di Puccini. A Viareggio nel settembre del 1923 interpretò lo “sceriffo” nella Fanciulla al Teatro Politeama. Nell’agosto 1928 allo stadio, fu Amonasro nell’Aida diretta da P.Mascagni, con i complessi dell’Arena di Verona e del teatro alla Scala di Milano. Le sue incisioni sono acustiche per la Fonotipia 1910-1914, elettriche per la Polydor. 

Sotto ascolterete tre brani da incisioni acustiche : il primo:

da Ruy Blas “Ai miei rivali cedere” incisione acustica Fonotipia del 1914

Il secondo: da Tosca “Ha più forte sapore” incisione acustica Fonotipia del 1910

Il terzo: da La Gioconda “O monumento” incisione elettrica Polydor del 1927

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