Tenore TITO SCHIPA “L’emozione”

Schipa Tito nato a Lecce il 2 gennaio 1888, morto a New York il 16 dicembre 1965. Allievo di A. Gerunda e E. Piccoli, debuttò al Teatro Politeama Facchinetti di Vercelli nel 1910 con la Traviata, proseguì la sua attività in altri teatri con le opere Sonnambula, Rigoletto, Mignon, Boheme. le quali in seguito contribuirono all’affermazione di Schipa. Con Tosca debutta al teatro Dal Verme di Milano nel 1912, l’anno successivo al Colon di Buenos Aires, e nel 1914 al teatro Costanzi di Roma in Don Pasquale, nello stesso anno al San Carlo di Napoli in Falstaff, M. Butterfly, e Marcella di Giordano. Nel 1915 al teatro Dal Verme di Milano, sotto la direzione di A. Toscanini, interpreta Traviata e Falstaff, questo gli valse l’ingresso al teatro alla Scala 1915-1916 con Il Principe Igor e Manon di Massenet. Dal 1917 i suoi successi lo portarono  nei più importanti teatri all’estero, Madrid, Barcellona, Lisbona, nel solito anno prese parte alla prima de la Rondine al teatro Casino di Montecarlo. Ormai la sua fama era tale che dagli Stati Uniti arrivarono le scritture per l’Auditorium di Chicago, ovviamente al Met. In questi teatri tornò spesso, oltre gli anni 20, anche degli anni 30 e 40. Il suo repertorio comprendeva, Elisir d’amore, Don Pasquale, Werther, Marta, Rigoletto, Lucia, Traviata, Barbiere, Don Giovanni, Sonnambula, Arlesiana di cui la sua interpretazione di Federico rimane unica. R. Celletti descrive Tito Schipa, con questa sua critica: “Schipa è stato il più eminente tenore di grazia del periodo 1920-40 e anche uno dei maggiori cantanti del nostro secolo (900) in senso assoluto. Tra i vari fattori che hanno contribuito ad assicurargli questa posizione di preminenza, figura in prima linea la personalità vocale. I suoni alquanto soffocati nei bassi e nelle prime note del medium, il volume limitato, l’estensione relativamente modesta del registro acuto (fino al si naturale nei primi anni, non altre il si bemolle poi) ben poco toglievano al fascino della sua voce, che era assolutamente inconfondibile per la delicatezza dello smalto, per le suggestive screziature esotiche dell’impasto vagamente gutturale e per la freschezza e la levigatezza che contraddistingueva ogni nota dalla zona superiore dei centri in poi. Si aggiunga a questa una tecnica così evoluta da rendere costante, nel canto di S., la presenza di tinte sfumate ed aeree, di trasparenze quasi metafisiche. Al tempo stesso, la perizia tecnica si traduceva in una sbalorditiva facilità e scorrevolezza d’emissione; di qui uno stile singolarissimo che lasciava alla parola << cantata >> le sue caratteristiche di penetrazione, nitore ed espansione, conferendole, tuttavia, la spontaneità e la naturalezza << parlato >>. La spigliatezza, l’arguzia e anche la carica sentimentale che  – a seconda dei personaggi incarnati – acquistava il fraseggio di S., coincidevano con un senso acutissimo dei vari stili musicali; e così, alla sapiente graduazione dell’accento faceva riscontro una simultanea, e non meno sapiente, graduazione dei tempi, ritmi, toni, inflessioni, intensità, vibrazioni”. Lo ricordo in un concerto di beneficienza al Gran Caffè Margherita di Viareggio nell’estate del 1963. Personalmente Schipa è il tenore che mi “emoziona” più di ogni altro, credo che la sua vocalità sia, la grande preparazione, e con essa la grande tecnica, ma la magia e il fascino della sua voce, penso sia un prodigio di madre natura. Schipa ha inciso moltissimi dichi 78 giri acustici, con la HMV 1913-14, Pathé 1916-19, Victor 1922-24, successivamente incisioni elettriche sempre con la Victor 1925-26-27-29, HMV 1932-33-34-37-38-39-42, inoltre ho nella mia collezione, un disco sempre 78 giri Durium, dove Schipa canta due canzoni napoletane, credo sia inciso negli anni 50. Dalla sua immensa discografia, ho scelto alcuni brani che sotto ascolterete: primo: 

Werther “O natura di grazia piena–Da una registrazione dal vivo dal teatro alla Scala 29-4-1934.

 si ascolti le parole iniziali “desto o sogno ancora” successivamente quel “celestial” e ancora “o natura di grazia piena”, di seguito “con umil cor” e “pace sovrumana” per finire “o natura, deh, m’inebria di splendor madre eterna casta e pura” <<tutte le vocali sono attaccate e chiuse con una maestria unica, la dizione è scolpita.>> …di seguito sempre Werther “Ah non mi ridestar” nella solita rappresentazione scaligera

UN AFFRESCO !!!

Terzo brano: Don Pasquale “Sogno soave e casto” reg. 10-9-1926

Quarto brano: Manon “Dispar vision” reg. 4-5-1934

Quinto brano: L’Elisir d’amore “Una furtiva lagrima” reg. 13-12-1928

Sesto brano: Arlesiana “E la solita storia”  Reg. 11-9-1928 – Da questi ultimi quattro brani si ascolta la voce di Schipa, dove ogni parola parte dal labbro, per cui spinge senza forzare, per dare colore, espressione, dizione, fraseggio, legato, e un gusto musicale unico.

settimo brano, Malia, del Maestro F. P. Tosti: reg. 15-9-1938 è interpretato da Schipa con struggente passione, si ascolti ” il mio core ha tremato”  di seguito “spunta un fiore ove passa ‘l tuo piè” più avanti il legato magistrale “se ninfa, se fata se una bionda parvenza sei tu”

l’ottavo brano, è dell’agosto 1963 al Gran Caffè Margherita di Viareggio, Schipa nonostante fosse alla soglia dei 75 anni, riascoltandolo, in questa straordinaria canzone napoletana, ritrovo l’emozione di allora.

 

 

 

 

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