Maurice Renaud, Bordeaux 24 luglio 1861 – Parigi 16 ottobre 1933, il suo debutto risale al 1883 al teatro Royal de la Monnaie di Bruxelles, nel 1884 nel solito teatro cantando nel Sigurd di Ernest Reyer (prima esecuzione). Nell’ottobre del 1890 entra a far parte dell’Opera-Comique, debuttando in Le roi d’Ys di Lalo, e Don Giovanni, l’Olandese volante, e Tosca nel ruolo di Scarpia, l’anno dopo debutta ne l’Africana nel ruolo di Nelusko, continuando ad apparire all’Opera fino al 1914. Nel 1897 lo vede protagonista al Covent Garden in alcuni ruoli importanti del suo repertorio, in questo teatro si esibirà fino al 1904, producendosi in un vasto repertorio, da G.Tell, Barbiere, Ugonotti, Trovatore, Traviata, Carmen, Lohengrin. Ovviamente Renaud fu protagonista anche nei teatri di Pietroburgo, Berlino, Monte Carlo, la Scala di Milano ecc. Le sue recite approdarono anche a Boston, Philadelphia, Chicago, New York, affermandosi nel Don Giovanni, Tannhauser, Faust, Amleto, Herodiade, Otello, Favorita. Le sue ultime apparizioni in pubblico risalgono al 1911. Durante la guerra diede concerti per le truppe, in un attacco in trincea rimase ferito e rimase invalido, successivamente decorato con la Legion d’honneur. Questo mirabile artista ci ha lasciato 52 dischi con brani prettamente operistici, di cui 45 per The Gramophone Company, e sette per la Pathè, queste incisioni non rendono al massimo tutte le qualità della sua voce, ma emerge con chiarezza lo stile raffinato, le inclinazioni belcantistiche del fraseggio vario, modulato, morbidissimo, nelle sue registrazioni si sente un rallantamento dei tempi, propri dei belcantisti dell’ottocento. Renaud era un maestro di canto di grande spessore, era un cantante con una presenza scenica ragguardevole. E’ stato il più grande baritono francese, si pensi, dopo la recita della Dannazione di Faust, il corrispondente di Montecarlo scriveva nel 1901, “tutto nero, la faccia pallida, sparuta, la fronte alta, calva, la barba rossa, le mani ossute, faceva pensare a un “Albert Durer”. Il noto critico di New York Henry Krehbiel “dove siede Renaud, lì c’è il capotavola” Il primo brano che ascolterete è da Herodiade di J. Massenet “Vision fugitive” il secondo da Hamlet “Come un pale fleur”