Basso NAZZARENO DE ANGELIS

Roma 17 novembre 1881 – Roma 16 dicembre 1962. Debutta il 4 maggio 1903 all’Aquila nella Linda di Chamounix. Continua la sua carriera in teatri secondari e di provincia e successivamente, nel 1904, al teatro Quirino di Roma canta nella Favorita, Ernani, Barbiere di Siviglia e Norma.  Scritturato dal teatro Lirico di Milano nel 1905 per la Gioconda, suscitò particolare interesse da parte degl’impresari che lo impegnarono per una tournée in Olanda l’anno dopo. Al ritorno il 15 gennaio 1907 debuttò alla Scala di Milano in Gioconda e dopo pochi giorni, sotto la direzione di Toscanini, nel Tristano ebbe un caloroso successo, ripetuto successivamente nel 1909 nei Vespri Siciliani. Nel 1911 comparve per la prima volta al teatro Colon di Buenos Aires nel Mefistofele e nel Don Carlo, riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Partecipò a varie prime esecuzioni assolute e a riesumazioni importanti: Medea di Cherubini alla Scala nel dicembre del 1909, e Mose’ di Rossini al Teatro Quirino di Roma nel 1915, cantò per ben 18 stagioni al Teatro alla Scala di Milano con un repertorio di 38 opere. Negli anni del crepuscolo seppe interpretare magnificamente Fieschi nel Simon Boccanegra (Teatro alla Scala nel 1933). Chiuse la sua straordinaria carriera nel 1939 in piena efficienza con una recita di Mefistofele alle Terme di Caracalla. Tramontati i Navarini, gli Arimondi, solo Chaliapin concorreva con lui, ma su un piano diverso, considerato un fenomeno a se. In quel periodo De Angelis fu considerato il più giovane e dotato dei primi bassi in circolazione, in cui spiccavano Didur e Gaudio. La differenza stava nel fatto che mentre loro cantavano il repertorio tradizionale De Angelis, invece s’inseriva autorevolmente nel repertorio Wagneriano (Valchiria, Parsifal in particolare). Di notevole interesse le 987 recite di Mefistofele, la cui interpretazione divenne una pietra miliare. Alle doti vocali di prim’ordine si aggiungeva l’accento vigoroso, la dizione nitida e colorita, l’armoniosa prestanza dell’attore. Così lo ritrasse Barilli nel 1926. N.D, la cui voce tempestosa e tonante sembra un afflato voluminoso che esca dalle fauci di un mascherone greco, col suo primo entrare non ha più riposo e non può contenere l’ardore del suo superbo e cruento temperamento: simile a un lussurioso, il suo proprio sangue lo tormenta; egli freme e sussulta repentino, leone che si sferza i fianchi con la coda, e dai suoi grandi polmoni di bronzo lancia su le platee, con un colpo di spalla, note su note, roulantes, massiccie e luminose come bolidi incandescenti. “E.Gara”. De Angelis incise moltissimi dischi, sia acustici con la Fonotipia 1905 -1909, sia incisioni elettriche Columbia 1929-1937, di cui sotto ascolterete:   
il primo brano: dal Mosè di Rossini “Eterno, immenso, incomprensibil Dio !

il secondo brano dal Mosè di Rossini “Dal tuo stellato soglio”

il terzo brano dal Barbiere di Siviglia di Rossini “La calunnia”

il quarto brano dalla Walkiria “Addio sublime prole d’eroi”

RUFFO TITTA “Un coro di baritoni” (G. Masini)

Per scrivere la storia dell’uomo e dell’artista, occorrerebbero molte molte pagine, mi limiterò ad uno scritto conciso per poter proseguire la rubrica con un metodo paritario. Nato a Pisa il 9 giugno 1877, m. a Firenze il 6 luglio 1953. Studiò privatamente con S. Sparapani, successivamente a Milano con il baritono L. Casini. Debuttò con successo al Costanzi di Roma nel 1898 in Lohengrin (l’Araldo). Nonostante la concorrenza di baritoni di grande fama, nel 1899 al teatro Carlo Felice di Genova interpretò Traviata e Rigoletto, al Regio di Parma Trovatore, proseguendo nel 1900 a Santiago i debutti de l’Africana e Otello, nel 1902 all’Opera di Buenos Aires ebbe uno straordinario successo nello Zazà di Leoncavallo, l’anno dopo al Covent Garden cantò Il Barbiere e Lucia (rompendo il contratto con la Melba). Debutta alla Scala con Rigoletto, Germania, e Griselda di Massenet, riscuotendo un positivo successo. Ma nel 1904 al Teatro Lirico di Milano la sua celebrità fu trionfale nello Zazà, da questo arrivò la scrittura dal Conservatorio di Pietroburgo con la Linda di Chamounix. Nel 1907 al San Carlo di Lisbona, affrontò per la prima volta l’Amleto di Thomas, che divenne una delle opere preferite, altri importanti teatri lo videro protagonista, in Spagna, a Montecarlo, in Sudamerica, a Chicago, quì nel 1920 interpretò la prima di Edipo re di Leoncavallo. Dal 1921 al 1929 fu al Metropolitan di New York, ed altri importanti teatri del nord america, negli stessi anni anche a Buenos Aires, dove nel 1931 ebbero luogo le sue ultime apparizioni in teatro, con Amleto e Tosca. Per ragioni politiche dopo l’avvento del fascismo, fu assente dai palcoscenici italiani (era cognato di G. Matteotti). Ritiratosi dalle scene, si stabilì a Firenze. Nella sua lunga carriera artistica, ebbe in repertorio 55 opere, 15 studiate ma non rappresentate. L’interprete, benché non ignaro del gioco dei chiaroscuri e delle sfumature, predilesse le tinte forti e accese, il linguaggio incisivo e mordente, lo slancio, l’esuberanza, l’aggressività, ponendo fine, a quella tendenza ad ammorbidire e ingentilire i personaggi che fu propria dei baritoni della “belle époque” E. Gara. In uno scritto di G.Lauri Volpi queste parole: basta udirlo nel Monologo dell’Amleto, dove non soltanto sfoggia note superbe, ma sa scavare nella profondità dello spirito, declamando “La vita è breve !  La morte vien !…un’altro passo dello scritto; eseguimmo insieme “Chenier” con il complesso del Metropolitan a Filadelfia il 14-12-1926, quella incisività verbale, tutta toscana, con quell’empio respiro avvolgente, nel modulare: “fare del mondo un panteon…” egli trascinò il pubblico all’apice dell’entusiasmo. Un “Gerard” indimenticabile ! gli dissi in treno, nel tornare a New York. Infine i grandi musicisti, Puccini, Giordano, Cilea, Leoncavallo, Massenet, Franchetti, scrissero nei suoi confronti attestati di stima e ammirazione. Incise numerosi dischi 78 giri, cilindri Pathé, acustici H.M.V, Victor, elettrici Victor. Sotto ascolterete tre brani da incisioni acustiche, e una registrazione dove scherza con la voce di Chaliapin.

il primo, dall’Amleto di Thomas “O vin discaccia la tristezza”

Il secondo da l’Africana “All’erta marinar”

Il terzo da La Gioconda “Pescator, affonda l’esca”

 In ultimo, un sonoro dove scherzosamente intervista l’amico Chaliapin, in effetti è sempre lui nella domanda e nella risposta.

nella foto vediamo da sinistra E. Garbin – Titta Ruffo – E. Giraldoni – A. Pintucci

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EVA TURNER “La Principessa Turandot”

Eva Turner nata a Oldham il 10 marzo 1892, Londra 16 giugno 1990, iniziò la sua carriera come corista alla Carl Rosa Opera Company, in questo teatro debuttò nel 1920 in Cavalleria Rusticana. Nel 1924 mentre cantava Fidelio e Madama Butterfly alla New Scala Theatre di Londra, fu sentita dal maestro Panizza, il quale le ottenne un’audizione con Toscanini, il risultato fu che, nel novembre dello stesso anno, fu Freia nell’Oro del Reno, e Siglinda nella Valchiria alla Scala di Milano. Dopo questi successi iniziò la sua carriera internazionale, nel 1927 al San Carlo di Lisbona e al Colon di Buenos Aires, l’anno dopo al San Carlo di Napoli, in questo teatro plasmò il personaggio della Principessa Turandot, nel 1929 anche nei teatri la Scala e Covent Garden. Inserì nel suo repertorio altri ruoli drammatici, nel 1929 cantò all’Arena di Verona Isabeau mascagnana, ripetuta l’anno successivo all’opera di Roma con grande successo. Nel 1930 e 1935 la troviamo al Regio di Torino quale interprete Wagneriana, nel 1937 al Covent Garden una nuova grande interpretazione nel Tristano e Isotta. Nel 1939 al teatro Comunale di Bologna ancora in Turandot, questa fu l’ultima esibizione della Turner in Italia. Tornata in patria allo scoppio del conflitto mondiale, si esibì nella Turandot nel 1947 al Covent Garden, e nel 1948 a Birmingham. Nel suo repertorio facevano parte opere belcantiste, come Don Giovanni (donna Anna) Nozze di Figaro (Contessa) e Freischutz (Agata). Voce straordinariamente ricca estesa resistente, dal timbro chiaro e luminoso, con squilli di purissimo argento negli acuti e una singolare omogeneità e pastosità in tutta la gamma. Sotto a questo articolo ascolterete:

il primo brano da Turandot “In questa reggia” incisione elettrica del 19 luglio1928.

la foto da: ( Collezione Privata )

il secondo brano dall’opera Aida “Ritorna vincitor” incisione elettrica del 17 luglio 1928.

DOMENICO VIGLIONE BORGHESE un baritono “storico” dimenticato

Domenico Viglione Borghese uno dei massimi esponenti della corda baritonale del ventesimo secolo, nato a Mondovì il 3 luglio 1877, m. a Milano il 26 ottobre 1957. Si dedicò presto al canto, si trasferì a Pesaro per studiare al liceo musicale sotto la guida di L.Leonese. Il suo debutto avviene a Lodi nel dicembre del 1899 quale Araldo nel Lohengrin, successivamente si produsse in vari teatri secondari. Insoddisfatto delle condizioni in cui si svolgeva la sua carriera, decise di migrare negli Stati Uniti dove esercitò vari mestieri e attività commerciali. Sentito casualmente da Caruso, ne fu indotto a riprendere la carriera teatrale, nel 1905 cantò in varie località del Messico con la compagnia diretta da Luisa Tetrazzini, poi in tutto il Sudamerica con la compagnia Scognamiglio. Dopo calorosi successi in vari teatri argentini, spagnoli, italiani, in Rigoletto, Trovatore, Wally, Gioconda, Pagliacci, Otello, Tosca, il 27 gennaio 1907 al Teatro Regio di Parma ottiene un clamoroso successo nell’Aida. Nel 1910 fu al teatro Costanzi di Roma per la prima di Maja di Leoncavallo, e subito dopo esordì alla Scala in Rhea di Samara, e Africana. Nel 1910 al teatro Grande di Brescia cantò per la prima volta Fanciulla del West, l’opera che contribuì maggiormente alla sua celebrità, della quale si esibì in numerosi teatri, San Carlo di Napoli, l’Opera di Parigi 1912, Liceo di Barcellona 1915, il Regio di Torino 1924, la Scala 1930, l’Opera di Roma 1940.Ebbe voce di grande volume e risonanza, facile e limpida nell’emissione, estesa e omogenea in ogni registro: fra le più belle insomma della sua epoca, pur ricca di baritoni d’altissimo rango. E.Gara nel necrologio (Europeo ottobre 1957) “adatta a esprimere soprattutto l’odio, il furore, la sete di vendetta, tutto ciò che è scritto nelle sacre tavole della religione dei baritoni. Ma fu anche un attore gagliardo e pittoresco, un dicitore di rara scioltezza d’accento. Jago, Barnaba, Amonasro sono ancora vivi, nel ricordo di molti, attraverso quel suono e quella parola”. A sé, Rance della Fanciulla del West , un personaggio vivo, pittoresco, violento, ma anche patetico; aspro, ma con una carica di simpatia umana: il “principe degli sceriffi” secondo una definizione di Puccini. A Viareggio nel settembre del 1923 interpretò lo “sceriffo” nella Fanciulla al Teatro Politeama. Nell’agosto 1928 allo stadio, fu Amonasro nell’Aida diretta da P.Mascagni, con i complessi dell’Arena di Verona e del teatro alla Scala di Milano. Le sue incisioni sono acustiche per la Fonotipia 1910-1914, elettriche per la Polydor. 

Sotto ascolterete tre brani da incisioni acustiche : il primo:

da Ruy Blas “Ai miei rivali cedere” incisione acustica Fonotipia del 1914

Il secondo: da Tosca “Ha più forte sapore” incisione acustica Fonotipia del 1910

Il terzo: da La Gioconda “O monumento” incisione elettrica Polydor del 1927

Un maestro assoluto del canto tenorile AURELIANO PERTILE

“All’Artista mirabile, al Cantante impeccabile, all’interprete fedele di svariate opere. Mai abbastanza lodato..”  questa è la dedica di Arturo Toscanini, al suo tenore prediletto. Nato a Montagnana il 9 novembre 1885, m. a Milano l’11 gennaio 1952. Nel 1906 intraprese lo studio del canto regolare a Padova sotto la guida di V.Orefice. Nel febbraio del 1911 debutta a Vicenza nella Marta, si perfezionò a Milano con Bavagnoli, infine quando era già in carriera nei periodi liberi fece altri studi alla scuola di A.Fugazzola, fino al 1913. Il 13 maggio del 1911 al teatro Dal Verme di Milano ebbe luogo la prima in Italia dell’opera Quo Vadis di Nouguès, la sua interpretazione di Vinicio colpì i critici dal suo fraseggio suasivo e dall’elegante stilizzazione del personaggio. Nello stesso teatro nel 1912 affrontò Pagliacci e Chenier, nel 1913 andò per la prima volta in Cile e in Argentina. Seguirono scritture al Massimo di Palermo al S.Carlo di Napoli, nel 1915 al Regio di Torino e al Costanzi di Roma. I suoi successi proseguirono, nel 1917 a Genova con la Rondine, al Colon di Buenos Aires con il Ballo in Maschera, nel 1920 all’Arena di Verona con il Mefistofele. Nonostante i grandi successi, le sue prestazioni artistiche migliori si registreranno nei primi 5 anni al Teatro alla Scala, sotto la direzione di A.Toscanini, in questo teatro cantò ininterrottamente fino al 1935 con entusiastici successi in 35 opere diverse di repertorio. C.Gatti critico dell’Illustrazione italiana scriveva questo significante commento, ” I recitativi, le arie, i pezzi concertati di Lucia ritrovarono nella sua interpretazione una luce, un calore che avevamo quasi dimenticato” — A.Della Corte dopo un Trovatore a Torino del 1926 : Ricordo che Tullio Serafin mi faceva notare come Pertile si faccia, in un certo senso, una voce speciale per ciascuna opera. Il che vuol dire, che restando naturalmente immutato il timbro, passa nella sua voce un che di specifico, secondo le caratteristiche di ogni singola musica; vuol dire che egli si controlla, sente ciò che dice, sicchè l’espressione vocale è riflesso della interna concentrazione. Inoltre è studiosissimo della pronuncia chiara, e del melodizzare e del drammatizzare e dell’accentare. CHE PIU’ ? Infine Pertile ha inciso una immensa discografia, dal periodo acustico Pathe, Fonotipia, Pathè – Actuelle (a punta acciaio), Columbia, poi le incisioni elettriche sempre con la Fonotipia, la Columbia, la HMV, la Telefunken. Per terminare ascolterete tre brani:

il primo da Lohengrin “Da voi lontan in sconosciuta terra”

Il secondo brano da Manon Lescaut ” Ah Manon mi tradisce”

Il terzo brano dal Mefistofele ” Dai campi dai prati”

Mezzosoprano inizio “900” da incisioni acustiche 78 giri

Homer Louise mezzosoprano americano, nata a Pittsburg nel 1871, m. a Winter Park (Florida) il 5 maggio 1947. Debuttò in Favorita nel 1898, l’anno dopo in Cavalleria Rusticana e Aida al Covent Garden tornandovi due anni dopo. Fece poche apparizioni all’estero, una di queste allo Chatelet di Parigi nel 1910 con le recite di Falstaff, la sua carriera artistica si svolse ininterrottamente negli S.U dal 1900 al 1919 particolarmente al Metropolitan di New York. Si distinse nel repertorio wagneriano (Erda, Brangania, Fricka, Waltraute, e specialmente Ortruda e Maddalena dei Maestri cantori) ed anche in alcune opere italiane, Rigoletto (Maddalena), Gioconda (Laura) e soprattutto Amneris dell’Aida. La Homer fu cantante dalla voce poderosa, di bel timbro e ottimamente impostata. Uno dei suoi maggiori successi al Metropolitan fu l’Orfeo di Gluck della stagione 1909-1910 (protagonista, sotto la direzione di Toscanini). Le incisione della Homer appartengono quasi tutte al periodo acustico, offrono una testimonianza abbastanza fedele delle capacità della cantante, voce omogenea, dal timbro dolce e pieno e fraseggia con gusto. Delle sue numerose incisioni per la Victor, ho scelto la prima da l’Adriana Lecouvreur “Acerbe voluttà” la seconda da Il Profeta “O toi qui m’abandonne” entrambe del 1904.

Mezzosoprano “Inizio 900” da incisioni acustiche 78 giri

Mezzosoprano Olive Fremstad, nata a Stoccolma il 16 febbraio del 1871 m. a New York il 21 aprile 1951. Da bambina suonava l’organo alle riunioni religiose. Quando la sua famiglia si trasferì nel Minnesota, fece la sua prima apparizione in pubblico da pianista a 12 anni, poco dopo iniziò a cantare nelle chiese, nel 1891 andò a New York per affinare lo studio. Il suo primo concerto porta la data 8 novembre 1891, nel 93 si trasferì a Berlino per perfezionarsi con la grande Lilli Lehmann, due anni dopo si esibì a Colonia in un concerto destando tale impressione che fu scritturata per lo Stadttheater dove debuttò il 21 maggio 1895 come Azucena nel Trovatore, rimase nel teatro per tre anni successivi. Nel ‘ 96 apparve a Bayreuth in piccole parti nella Valkiria e Crepuscolo. Al teatro Metropolitan, interpretò Santuzza in Cavalleria, Venere nel Tannhauser, Brangania nel Tristano e Fricka nell’Oro del Reno. Nel 1904-05 cantò per la prima volta Carmen in francese e Kundry nel Parsifal. Successivamente affrontò la parte di Brunilde nel Sigfrido, nel 1906-07 fu Selika nell’Africana a fianco di Caruso, partecipò alla prima di Salomè negli U.S, e nel 1908 allo Chatelet di Parigi. L’1 gennaio del 1908 affrontò il Tristano con grande successo nella parte di Isotta. Oltre alle opere di Wagner fu interprete di Armida di Gluk (diretta da Toscanini), Racconti di Hoffmann. Si congedò dal Metropolitan il 23 aprile 1914 con il Lohengrin. L’ultimo concerto lo tenne il 19 gennaio 1920 a New York. Una delle prove più impegnative di questo eccezionale temperamento fu la sua Salomè, d’un furore impressionante. Non si è mai stabilito se la Fremstad fu un soprano autentico, o piuttosto mezzosoprano “acuto”. Sotto ascolterete due brani, il primo dal Don Carlo “O don fatale” il secondo da Lohengrin “Einsam in truben Tagen” incisioni acustiche Columbia del 1911-12

Bassi “celebri” da incisioni acustiche 78 giri

Chaliapin Feodor  basso russo nato a Ometovo presso Kazan il 14 febbraio 1873, deceduto a Parigi il 12 aprile 1938. Da giovane ebbe una vita modesta ed una istruzione sommaria. A 15 anni fece la comparsa in Africana, a 17 lasciò il posto di scaricatore dei battellieri del Volga, fu scritturato da una compagnia viaggiante e apprese delle cognizioni musicali, che gli permisero di cantare nel Trovatore, in Halka, e nella Tomba di Askol. Nel 1892 il tenore Usatov dette una base alla sua tecnica vocale, gli fece conoscere Musorgskij, da li a poco potè affrontare all’Opera locale Mefistofele, Faust, Pagliacci (Tonio) alternando il repertorio di basso a quello di baritono. Negli anni che vanno dal 1894 al 1899 iniziarono i suoi trionfi da Mosca a Pietroburgo, e Bol’soj. Debuttò alla Scala il 16 marzo 1901 nel Mefistofele, a fianco di Caruso e della Carelli, direttore Toscanini. Nel 1907 al Metropolitan di New York sempre con Mefistofele, ma la più clamorosa affermazione fu quella di Parigi nel maggio del 1907 con il Boris. Passò nei maggiori teatri del mondo, soprattutto Metropolitan e  l’Opera di Parigi. In Italia comparve nel 1935 al Teatro S.Carlo di Napoli nel Principe Igor, diede l’addio alle scene a Montecarlo con il Boris. Conobbe grandi musicisti come Rimskij-Korsakov e Rachmaninov che di lui scriveva “Cantava come Tolstoj scriveva” . Tra la quarantina di opere che ebbe in repertorio sono ancora da ricordare Faust, Don Carlo, Barbiere, Don Giovanni (Leporello), Don Chisciotte, Demone, Boheme. Incise numerosi dischi 78 giri G&T e Pre-Dog acustici, di questi ho scelto, il primo dal Mefistofele “Ave Signor” di seguito da Roberto e il Diavolo “Le rovine son queste”  ambedue i brani sono del 1912.

Bassi “celebri” da incisioni acustiche 78 giri

Navarini Francesco basso italiano, nato a Cittadella (Padova) nel 1855, m. a Milano nel 1933. Debuttò a Treviso nel 1878 nella Lucrezia Borgia, passando quindi a Malta 1878-79, successivamente al teatro La Pergola di Firenze nel 1880, e al teatro Regio di Torino nel 1880-81, al San Carlos di Lisbona 1881-82-83. Nel dicembre del 1883 esordì alla Scala nella Gioconda, poi in Aida, Profeta, Don Carlo (l’Inquisitore), e Ugonotti (Saint-Bris). Torna alla Scala nel 1885 Puritani, nello stesso teatro cantò dal 1886 al 1894. Con Toscanini debuttante alla Scala 1898-99 interpretò I Maestri Cantori, e Ugonotti. Nel 1887-88 cantò al Drury Lane e Covent Garden di Londra, a Parigi 1889, al Real di Madrid 1889-90. In Russia all’Opera di Mosca nel 1894 Ugonotti e Medici di (Leoncavallo). Fino al 1914 comparve spesso a Odessa e Pietroburgo. Interpretò le prime di Otello 1887  (Ludovico) Condor di Gomes 1891, di Franchetti Cristoforo Colombo 1892 e Fior d’Alpe 1894. Vantò un vastissimo repertorio, dal Fidelio al Poliuto, dal Freischutz alla Dinorah, al Simon Boccanegra al Faust, Mignon, Re di Lahore, Lohengrin, Boheme, Iris. I personaggi favoriti furono Marcello degli Ugonotti, il Cardinale Brogni dell’Ebrea, il Duca Alfonso della Lucrezia Borgia, Silva dell’Ernani. Da ricordare l’eccezionale rilievo che riusciva a dare nella parte del Commendatore nel Don Giovanni. La sua voce era di straordinaria potenza, bellezza del timbro, e morbidezza d’emissione. Secondo quanto riferisce G. Monaldi “Cantanti celebri” 1929, altra sua prerogativa fu l’ampiezza della gamma, che dal do grave, spingeva fino al la bemolle acuto. Si ritirò dalle scene nel 1914. Incise per la casa discografica Fonotipia 1907-1914. Ho scelto per questo basso due brani, il primo dall’opera Marta “Chi mi dirà”, il secondo da La Sonnambula “Vi ravviso o luoghi ameni” 

“Contralti” storici da incisioni acustiche 78 giri

Guerrina Fabbri nata a Ferrara il 21 giugno 1866, m. a Torino 15 febbraio 1946. Debuttò a Viadana nel 1885 successivamente al teatro Dal Verme di Milano e al Politeama di Palermo nella Gioconda (la cieca). Tra il 1886 e il 1888 si esibì a Madrid e Buenos Aires. Nel 1890 fu al Teatro Nazionale di Roma protagonista dell’Italiana in Algeri e della Cenerentola, nel 1891 cantò alla Scala in Cavalleria (Lola) e Condor di Gomes, successivamente al Teatro Carignano di Torino e alla Fenice di Venezia riproponeva L’Italiana in Algeri e Cenerentola. Nel repertorio Rossiniano misero in rilievo le doti vocali dei più celebrati contralti di quel periodo, in particolare, fecero impressione il volume imponente e il magnifico impasto sia del registro grave, con risonanze mascoline, sia del registro acuto. Nella prima parte della sua carriera eseguì, in alcuni dei maggiori teatri italiani e spagnoli, I Capuleti e Montecchi, Linda di Chamounix, Orfeo di Gluck. Inoltre, al Teatro Verdi di Firenze, nel 1901, eseguì il Barbiere nella versione originale per mezzosoprano. Nelle sue incisioni sono presenti imperfezioni dovute al sistema di registrazione dell’epoca nonostante questo sono di grande interesse, dove si percepisce la differenza con le cantanti d’agilità dei periodi successivi. Sotto ascolterete due brani, il primo da Italiana in Algeri l’aria “Pensa alla Patria” il secondo brano, l’aria Belliniana “Se Romeo t’uccise un figlio” da I Capuleti e Montecchi, questa incisione è notevole come esempio di fraseggio, legato ed ampio. Queste due incisioni G&T del 1903.